Pdl, a Milano salta ancora il congresso

LA TRATTATIVA Il partito che cambia. Il puzzle delle alleanze fatica a ricomporsi dopo la novità del governo Monti e lo strappo della Lega

Il patto dei colonnelli pdl sui congressi rischia di saltare ancor prima di dare il via al «bagno di democrazia» da tanti auspicato per rilanciare il partito. Soprattutto quando le elezioni amministrative sono ormai alle porte. Inevitabile ormai il rinvio degli appuntamenti provinciali a Milano, Bergamo e Brescia. E a Monza, dove il coordinatore regionale Mario Mantovani aveva auspicato si eleggessero coordinatore e segreteria solo dopo Milano. E dove lo slittamento rischia di ostacolare la già difficile scelta del candidato sindaco, lasciando spazio di manovra all’ala bossiana del Carroccio che vuole correre con il Pdl, ma ricandidando il leghista Marco Mariani.
E questo, insieme all’analogo caso di Como, è solo uno dei problemi che deriveranno da un ulteriore rinvio o addirittura da una sospensione dei congressi provinciali e comunali. Che da Roma continuano a chiedere siano organizzati entro fine febbraio. Ma, spiegano qui in Lombardia, il problema è proprio a Roma. Dove la necessità dei controlli sul milione di tessere staccate nella campagna d’autunno, sta riservando qualche sorpresa. Soprattutto dopo che la procura di Vicenza cerca di far luce sulle tessere che sembrerebbero «taroccate». Con un’ipotesi di reato per falso continuato in scrittura privata. «Sicuramente un brutto colpo all’immagine del partito - si difendono in viale Monza -, ma non dimentichiamo che il Pdl in questa faccenda è parte lesa». Di fatto il caso di Vicenza ha riaperto la guerra tra le correnti. E, soprattutto nelle città dove lo scontro è più acceso, il timore che qualcuno chieda di ricontrollare il tesseramento ha di molto frenato la tabella di marcia. E a questo punto in molti pensano che la faccenda sia addirittura archiviata. «Si facciano controlli ulteriori a quelli molto attenti che sono già stati fatti - la linea di Roberto Formigoni, da sempre grande sostenitore dell’elezione diretta dei vertici -, ma guai a pensare a una sospensione dei congressi».
Ma molta preoccupazione tra i colonnelli viene anche dalla finora unica assise tenuta in Lombardia. Perché a Lodi, dove il 17 dicembre si è tenuta la prima storica elezione di un coordinatore provinciale, è immediatamente saltato il patto che auspicava la convergenza su un candidato unico. E allora, spiega un pezzo grosso di viale Monza, «o si riesce a disegnare una mappa completa della Lombardia dove tutti si sentano rappresentati, oppure qui rischia di finire come a Vicenza». E qualche avvisaglia dei nervi oltremodo tesi si è già avuta il 23 dicembre quando al coordinamento lombardo sono risuonate le urla (e le minacce di mani alzate) tra il coordinatore provinciale Romano La Russa e il Faraone Giancarlo Abelli.
Congressi sospesi, ma già molti i nomi che girano. A cominciare dal terzetto di assessori regionali Stefano Maullu, Romano La Russa e Alessandro Colucci a cui il governatore Formigoni potrebbe chiedere di risolvere l’incompatibilità lasciando la poltrona al Pirellone, ma conservando quella di consigliere regionale. Rinsaldato l’asse Mantovani-Gelmini-Romani (a Milano oltre 4mila tessere su 9mila), il candidato per il «cittadino» potrebbe essere Giulio Gallera, mentre l’area Podestà spingerebbe per Andrea Mascaretti o Sante Zuffada al provinciale. Per un posto da vice «cittadino» Giacomo Beretta o Marco Osnato. A Monza in corsa il formigoniano Stefano Carugo appoggiato anche dagli ex An e il romaniano Fabrizio Sala.