«Il Pdl non deve nascondere i problemi sotto il tappeto»

«Sono il reggente di An e dico giù le mani dal presidente Fini. Ma dico anche giù le mani dal presidente Berlusconi. Non è in discussione chi sia il leader del Pdl e della coalizione». Parola di Ignazio La Russa, l’uomo che traghetta An nel Popolo della libertà. Non solo reggente, ma anche paciere, dopo che Gianfranco Fini ha preso più volte le distanze da Berlusconi e dal governo: «Sono ottimista, si troverà un punto intermedio. Vogliamo tutti che il modello di partito che nasce sia rispettoso di entrambi. Moderno, leggero, con regole che non siano né di Fi né di An, ma che vedano la leadership di Berlusconi e un ruolo per Fini, quando non sarà più presidente della Camera. Forza Italia ha un modello di partito che ha dato ottimi frutti, ma anche An ha dato frutti non disprezzabili».
Perché tante polemiche alla vigilia della nascita del Pdl? Non vede dell’autolesionismo?
«È un bene che le criticità escano fuori prima. Noi facciamo il Pdl per scelta e non nascondiamo i problemi, anche sapendo che ogni minima criticità viene ingigantita al massimo. Guai a nascondere i problemi sotto il tappeto. Ci sono state delle criticità e la causa maggiore è la scarsa frequenza di contatti tra Fini e Berlusconi. L’altra ragione è che dovendo scegliere un modello di partito, non basta avere gli elettori d’accordo con noi, servono anche modelli di operatività comune. E su questo non siamo proprio d’accordo».
Vuol dire che certe dichiarazioni di Fini possono essere nate anche perché si è sentito trascurato?
«Potrebbe essersi sentito trascurato anche il presidente Berlusconi. È un appello che faccio a tutti e due, perché si frequentino di più. Potrei svolgere io il ruolo del mediatore, con la modestia del reggente, perché con me nella quotidianità il rapporto continuo c’è. Ma dico a entrambi che non bastano i rapporti tramite me. È necessario che si vedano tra di loro».
L’incontro tra il capo del governo e il presidente della Camera è previsto per oggi. Non è sufficiente?
«È importante che quest’incontro, previsto a breve, non rimanga un fatto isolato, ma sia il volano di un contatto continuo. Non basta solo vedersi, bisogna convincersi. Entrambi hanno mille cose da fare, ma il Pdl deve essere la vera novità del prossimo decennio. Per partire bene dobbiamo avere linee chiare, principi guida, e un’intesa politica generale concordata dai due capi dei partiti, anche se uno dei due ha un ruolo istituzionale. Ogni tanto è necessario che il punto di rilancio venga fissato insieme da Fini e Berlusconi».
Ma quali sono in concreto i problemi da superare? Anche lei pensa che servano nuove regole?
«I problemi sono il pensare che ogni decisione, anche quelle giuste, possa arrivare così. Personalmente non ho da contestare nulla al presidente Berlusconi, magari ha compiuto tutte scelte giuste. Ma a volte non basta che una scelta sia giusta, deve anche maturare con una partecipazione forte, anche se in un modo forse non identico o altrettanto strutturato come accadeva in An. Va bene il modello leaderistico di Forza Italia ma con qualche regola in più. Berlusconi è una forza della natura quando si tratta di avviare e produrre risultati. Fini ha mantenuto il radicamento nel partito pur dandogli contenuti in linea con una destra moderna e europea».
Qualcuno pensa che Fini si smarchi con l’obiettivo di arrivare al Quirinale.
«Qualcun altro lo potrebbe dire di Berlusconi, ma non credo che l’uno o l’altro stiano muovendo un solo passo con questo pensiero, non fosse altro perché nessuno di chi ci ha provato così c’è mai riuscito. Al momento abbiamo un ottimo presidente. In futuro si vedrà, tutti e due potranno ricoprire qualsiasi ruolo».