«Il Pdl non sarà la resa dei conti giovani-anziani»

Porte aperte ai giovani, ma la sfida del nuovo Partito del popolo è troppo alta e impegnativa perché possa risolversi solo in un «cambio demografico o nella demagogica contrapposizione tra falsi giovani e presunti anziani». Così Sandro Bondi in una lettera pubblicata ieri su Il Tempo difende la classe dirigente di Forza Italia e mette in guardia dal confondere la nascita del nuovo partito con una «resa dei conti interna». Ben vengano i volti nuovi, ma «non starò a guardare inerte l’appropriazione indebita di una grande occasione da parte di mediocri ambizioni», avverte il coordinatore azzurro. Un grande partito dei moderati ha «un significato storico» e, contrapposto al Pd, pone le premesse «per arrestare la disgregazione dello Stato e dare vita finalmente a una democrazia normale», là dove «l’alternanza al governo non sarà più ogni volta una tragedia nazionale», e deriverà dal «confronto tra programmi» piuttosto che da «meccanismi elettorali coatti». Determinanti saranno, oltre alla guida di Berlusconi, «nuovi contributi se presenteranno qualità politica e dignità morale». Ma no a rese dei conti interne: «Fino a oggi Forza Italia si è sottratta a tali logiche. È stata storia di generosità, disinteresse e responsabilità, nella base dei militanti ma anche al livello della classe dirigente. Io ho il dovere di difendere fino in fondo questo patrimonio collettivo».