Un Pdl più spostato a Nord

Un Partito democratico del Nord, ormai lo chiedono in molti, a cominciare da Sergio Chiamparino, il bravo sindaco di Torino nonché ministro delle Riforme dell'evanescente «governo ombra» veltroniano, uno dei pochi veri riformisti del Pd. È stato il primo a parlarne, insieme ad alcuni compagni milanesi, ma ora Chiamparino chiede addirittura «un leader per il Pd del Settentrione». Si tratta, in fondo, della banale constatazione che alla specificità economica sociale e culturale Nord non può che corrispondere una specificità politica. Banalità che però in pochi sembrano cogliere. Anche il Pdl, che su questo terreno lascia troppo spazio alla Lega, che perciò gli sottrae voti col risultato che in gran parte del Nord è ormai ai livelli di Forza Italia. D'altra parte cosa deve pensare l'elettore padano che, ad esempio, registra tanta attenzione del governo per Napoli e la sua monnezza, per Roma e i suoi debiti, per Catania e il suo crac finanziario mentre passano ben otto mesi per ottenere un decreto sull'Expo e nulla si muove sul fronte delle infrastrutture? Cosa deve dedurne se, tutte le volte che si parla di federalismo, subito se ne contesta l'utilità e l'economicità, se ne minimizza la portata e, per tranquillizzare il Sud, si coniano bizzarre formule enfatiche del tipo «federalismo solidale»? Il federalismo è sempre solidale, per definizione. Ora finalmente dalle parti di questo Pdl meridionalizzato - come per farsi perdonare origini e antropologia nordiste su cui finora ha troppo contato - si accorgono che la concorrenza della Lega comincia a far male. E come pensano di contrastarla? Con quella che Il Foglio chiama «la controffensiva del Nord»: minacciando di allungare i tempi delle riforme per ricondurre la Lega all'ovile. Complimenti, il Nord gliene sarà grato. Più convincente, semmai, è la ricetta del governatore lombardo Formigoni, che considera sì la Lega un concorrente ma da contrastare sul suo terreno, con più attenzione al Nord, alle sue specificità e alle sue esigenze. Magari ipotizzando anche per il Pdl una formula «Chiamparino», un autonomo partito del Nord, sul modello della Csu bavarese.