Il Pdl presenta le modifiche al 41 bis: basta "scappatoie" per i boss

Il disegno di legge presentato dai senatori Vizzini e Gasparri: cambiano le regole per la proroga del regime carcerario duro, sui ricorsi decide solo il tribunale di sorveglianza di Roma

Roma - Un disegno di legge di riforma dell’articolo 41 bis dell’ordinamento penitenziario per evitare "scappatoie" al regime di carcere duro per i mafiosi. La proposta, di iniziativa del Pdl (il primo firmatario è Carlo Vizzini, presidente della commissione Affari Costituzionali), interviene per aggiungere nuove modifiche alla riforma del 2002 con l’obiettivo di impedire, soprattutto, che i capimafia detenuti in regime di 41 bis possano continuare a comunicare con l’esterno, mantenendo rapporti con le cosche d’appartenenza.

Presentato alla stampa da Vizzini, dal co-firmatario e capogruppo del Pdl, Maurizio Gasparri, e dal presidente della commissione Giustizia, Filippo Berselli, prevede che l’unico tribunale di sorveglianza competente all’esame dei ricorsi sul 41 bis sia quello di Roma in modo, spiega Vizzini, di "avere un’interpretazione univoca ed evitare un’eccessiva eterogeneità di orientamenti giurisprudenziali". Una correzione "necessaria", per i proponenti, soprattutto alla luce delle ultime vicende di cronaca e ai reclami di contenuti.

Non solo: il ddl, composto da un solo articolo, prevede inoltre che i provvedimenti restrittivi del ministro della Giustizia abbiano durata non inferiore a due anni e non superiore a tre, mentre la normativa attuale limita tale durata al minimo di un anno e al massimo di due. Ancora: per sottrarsi ai provvedimenti di proroga della durata dei provvedimenti restrittivi sarà necessario provare la cessazione della partecipazione all’organizzazione criminale. In sostanza, un ribaltamento rispetto alla normativa attuale, compiuto attraverso l’introduzione dell’onere della prova (ora, per prorogare la detenzione nel carcere duro, l’amministrazione a dover provare la sussistenza di un rapporto con la cosca).

"Credo - commenta Vizzini - che uno come il boss Lo Piccolo ha debba avere una sola speranza di uscire dal 41 bis: quella di diventare collaboratore di giustizia". Per il presidente della Commissione Affari Costituzionali, "questa iniziativa risponde all’esigenza di costruire un’antimafia nei fatti", dice ricordando che mercoledì sarà istituità la commissione Antimafia, "mentre nella scorsa legislatura bisognò aspettare gennaio".

Il 41 bis, aggiunge, è stato "un passo importante", ma ora "si rischia la beffa dello Stato se si consente che questi boss abbiano contatti con l’esterno". Il ddl "raccoglie le preoccupazioni dei magistrati magistrature maggiormente impegnate sul fronte dell’Antimafia" ed è stato redatto "di concerto con il goerno".