Il Pdl processa Tremonti. Il Cav: Giulio indecente

Dopo il voto dell'Aula che ha respinto la richiesta di arresto per l'ex braccio destro del ministro dell'Economia, monta la polemica sull'assenza di Tremonti. Il Cav: "Va per il mondo a dire che ho rovinato la credibilità dell’Italia, peggiorando la manovra. Se mi avesse ascoltato sulle misure economiche non saremmo in crisi"

Roma «Il vero problema è che ho un ministro dell’Economia che va in giro per il mondo a dire che ho rovinato la credibilità dell’Italia peggiorando la manovra. Se invece avesse dato retta fin dall’inizio ai mie suggerimenti non saremmo in questa situazione. Un ministro che per di più non è qui con noi a votare per Milanese. Una cosa indecente». Sono da poco passate le undici quando Silvio Berlusconi stoppa così le ripetute lamentele di Renato Brunetta. Sia lui che Paolo Romani, infatti, non nascondono il loro disappunto verso Giulio Tremonti, perché tutti gli incontri tecnici che si stanno tenendo in questi giorni al Tesoro sono «assolutamente improduttivi» e sui provvedimenti per la crescita «non si va avanti».

Il Consiglio dei ministri sta per chiudersi ed esattamente in quel momento il titolare di via XX Settembre si sta accomodando sul Boeing 777 della Continental che da Roma lo porterà a Washington dove lo aspettano una riunione del Fondo monetario e una cena del gruppo di lavoro del G20. Tremonti, insomma, non partecipa né al Consiglio dei ministri che approva la Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza né tantomeno al delicatissimo voto sull’autorizzazione all’arresto di Marco Milanese, suo fidatissimo braccio destro fino a qualche mese fa. E dire che Berlusconi è nero è solo un sottile eufemismo.

Intanto perché il primo dei due appuntamenti a Washington non era certo irrinunciabile. Soprattutto se a Roma c’è un voto che decide se dovrà o no andare in carcere quello che non è solo è un collega di partito ma anche la tua ombra per quasi un decennio. Un voto, peraltro, sul quale il governo rischia di giocarsi moltissimo. Ma il Cavaliere non la prende bene anche per un’altra ragione. Perché, dirà nel pomeriggio a chi lo incontra a Palazzo Grazioli, invece di partire alle 11.10 con un volo di linea «poteva benissimo prendere un volo di Stato» un’ora dopo.

Si ricomincia, dunque. E fin dalla prima mattina visto che quando i membri del governo si siedono al tavolo ovale del Consiglio dei ministri ognuno di loro si trova davanti due enormi tomi con il nuovo Def. È la prima volta che lo vedono con Tremonti già sulla via di Fiumicino. Sarà approvato a scatola chiusa, dunque. «Ma è chiaro - spiega un ministro - che se ha avuto il tempo di stamparne tante copie avrebbe benissimo potuto mandarcene una versione provvisoria mercoledì. La verità è che non ha voluto farlo». Scoppia il caso. E tutti sono convinti sia arrivato il momento di dare vita a una cabina di regia sull’economia a Palazzo Chigi così da «svuotare» i poteri via XX Settembre perché «Giulio non vuole farci muovere una foglia».

La tentazione del Cavaliere, in verità, resta quella dello «spacchettamento» del ministero in Bilancio, Tesoro e Finanze. Ma è una via difficilmente praticabile. E «purtroppo», spiega in privato, «neanche ho il potere di farlo dimettere» che poi, «vista la crisi non sarebbe nemmeno il caso». Un ridimensionamento di Tremonti, però, è necessario «se vogliamo varare i provvedimenti sulla crescita». Lo dice in chiaro il sottosegretario Guido Crosetto per il quale «serve un tavolo permanente a Palazzo Chigi» per sopperire alla «totale mancanza di idee del ministro dell’Economia». Mentre sono in molti a puntare il dito sull’assenza di Tremonti durante il voto su Milanese. «Umanamente vergognoso», dice il sottosegretario Daniela Santanchè. Mentre Antonio Martino parla di gesto «inelegante». Ancora più duro il diretto interessato. «Sono nauseato», dice Milanese ad alcuni colleghi. Berlusconi, però, non gradisce neanche il risultato complessivo del voto. «Solo sette voti...», si lascia sfuggire lasciando intendere che le aspettative erano altre.

Di nuovo ai ferri corti, dunque. Perché, come dice la Santanchè, «Tremonti ha preferito non metterci la faccia». Ma forse anche per via del braccio di ferro sulla nomina del governatore di Bankitalia visto che Vittorio Grilli (candidato di via XX Settembre) non sembra avere possibilità rispetto a Fabrizio Saccomanni (spinto da Berlusconi, vicino a Mario Draghi e gradito al Quirinale).