Il Pdl prova a tagliare le società inutili per abbassare le tasse ai cittadini liguri

(...) «Questo sistema di società partecipate serve solo alla gestione del potere, ma ora la politica deve dimostrare di voler ridurre i costi, specie quelli che non producono beneficio alla collettività - attacca duramente Rosso - Filse, tanto per fare un esempio, è indispensabile. Ma non è indispensabile che a sua volta abbia quote in ben 32 società, molte delle quali sono anche doppioni e non servono». E queste società, quasi tutte con forti passivi di bilancio, chiedono alla fine di ogni anno la copertura dei debiti da parte dei soci. In ultima analisi, dalla Regione.
La legge sostanzialmente intende imporre all’ente di piazza De Ferrari un percorso per smetterla di mettere sempre mano al portafoglio. «Si mettono sul mercato le quote di queste società - spiega l’avvocato Boccalatte - e si vede quali sono produttive, quali interessano. Quelle che restano, se non hanno motivazioni strategiche particolari, devono far riflettere. Non potendole chiudere di punto in bianco anche per motivi occupazionali, verranno tenute sotto controllo. Sarà vietato per legge, ad esempio, ripianare i loro deficit». Questo perché, in buona sostanza, ormai queste società sono diventate il modo più semplice per aggirare il blocco delle assunzioni imposte al settore pubblico. Ne sono convinti i consiglieri regionali Pdl, tra i quali anche due ex sindaci come Roberto Bagnasco e Gino Garibaldi, decisi a non lasciare che il carrozzone della politica continui ad autoalimentarsi mentre chiede sacrifici alla gente
Matteo Rosso porta esempi e cifre. Pesca tra le delibere più recenti della Regione e sottopone certe «spese» all’attenzione di chi dall’esterno non sa dove vanno a finire i soldi. L’agenzia «Liguria Lavoro», finisce subito nel mirino. «Nel 2010 la Regione ci ha messo 811.610 euro - fa notare il capogruppo - Nel 2011, solo per i primi sei mesi, siamo già a 2.012.750. Ma il problema è cosa fa Liguria Lavoro. Intanto opera in un ambito in cui le competenze dovrebbero essere già della Provincia. E poi ottiene magari 499mila euro per un “progetto di prosecuzione delle attività istituzionali di comunicazione a stampa”. Oppure 605mila euro per “Attività integrative di assistenza tecnica alle strutture regionali”. Ecco dove vanno a finire i soldi».
Gli esempi sono infiniti. Are e Arred sono due società che hanno più o meno lo stesso scopo, una legge recente ha deciso di accorparle, ma continuano a esistere. La stessa Filse ha appena acquisito quote della moribonda Acam per 5 milioni di euro. Spedia Spa si ramifica in altre 5 o 6 sotto società. «E che dire di Genova Sviluppo? - interviene Gino Morgillo - Con la nascita di Infrastrutture Liguria la Regione sarebbe dovuta uscire da quella società. Invece c’è ancora. Perché? Perché Sviluppo Genova lavora in regime di monopolio su Cornigliano e a Cornigliano c’è ancora polpa. E soprattutto perché il Comune dovrebbe semmai prendersi le quote di questa società ma si guarda bene dal farlo. Così continuiamo a pagare gli stipendi di amministratori e consiglieri».
Stop quindi alle spese di sottogoverno, ai posti dati «a chi viene trombato in politica» (l’espressione è degli stessi consiglieri regionali). E quello che si riesce a risparmiare - tanto ma ancora impossibile da quantificare - dovrebbe costituire un fondo per abbassare le tasse ai liguri. Scommettiamo che la proposta del Pdl non passerà?