Il Pdl: «Sì solo ai mini-centri». Esclusi dal tavolo i moderati

«Apprendiamo con una certa inquietudine che a Milano vanno in scena incontri riservati fra associazioni non rappresentative della comunità islamica nazionale e istituzioni». La reazione dell’associazione dei Musulmani Moderati sul tavolo di ieri mattina a Palazzo Marino è durissima: «L’incontro di alcuni presunti rappresentanti islamici con il vicesindaco ci indigna pesantemente, perchè testimonia una volontà esclusiva operata a danno dei moderati. Questi gruppi non rappresentano l’Islam italiano, bensì solo i propri associati, per cui non permettiamo loro di parlare a nome nostro. La Consulta per l’Islam del Viminale è l’unico organo veramente rappresentativo in cui i moderati si riconoscono». Il gruppo guidato da Gamal Bouchaib si «come può un esponente delle istituzioni portare avanti trattative private con un gruppo piuttosto che con un altro?». Alla polemica «interna» si aggiunge ca va sans dire quella del centrodestra. «Prima di pensare a realizzare tanti centri dipreghiera islamici forse la comunità musulmana dovrebbe impegnarsi perchiudere tutti quei luoghi di culto abusivi che da Viale Padova a VialeJenner hanno reso impossibile la vita nei quartieri» attacca il leghista Davide Boni. Il dialogo, si allinea la deputata Ue Lara Comi «va fatto con chi rispetta le leggi italiane e non strizza l’occhio alla sharia. Se gli interlocutori per la moschea sono sempre le stesse facce screditate, come il portavoce di viale Jenner Shaari, è difficile pensare che il vertice con gli islamici possa essere foriero di rosee prospettive per Milano». Duro anche il consigliere Pdl Riccardo De Corato: «Quali garanzie può dare per la grande moschea Shaari, ricevuto in pompa magna in Comune, che è stato espulso dall’Egitto e ha ospitato in viale Jenner gli attentatori del metrò a Madrid?».