«Il Pdl come la Samp: serve un nuovo mister»

Monica Magnani dopo il dietro le quinte è ora di andare in scena con un ruolo di primo piano?
«Se me lo chiederanno e in base a programmi e competenze che mi verranno proposte io sono disponibile perché la politica mi appassiona. Alla fiducia della gente mi piace rispondere»
Certo che impegnarsi oggi nel centrodestra è da coraggiosi. Soprattutto nel Pdl ligure che appare un po’ allo sbando
«Diciamo che dopo l’uscita di scena di Claudio Scajola come ministro manca per la Liguria un punto di riferimento e si è un po’ smarriti»
E che percorso dovrebbe fare il partito per essere meno «smarrito»?
«È indubbio che manchi un allenatore che possa motivare la squadra. Dovremmo fare come la Sampdoria che ha cambiato tecnico per dare una nuova iniezione di fiducia al gruppo. Per fare questo è necessario che il partito si misuri, che ci si confronti e ci si conti».
Basta nominati, facciamo partecipare gli attivisti o quello che ne rimane?
«Guardi che di persone che si impegnano in maniera disinteressata per il Pdl ce ne sono tantissime e tutte per bene. È anche logico dargli considerazione nelle scelte. Il segnale che ha dato Berlusconi nominando Alfano segretario politico dovrà avere per forza delle ripercussioni a livello territoriale»
Se le dicessero che deve essere la candidata presidente del Levante?
«Sarò autolesionista ma se questo è il potere che i Municipi possono esprimere dico che non mi interessa. Oggi le ex circoscrizioni sono scatole vuote con presidenti e giunte ingessate: il federalismo facciamolo dal basso, diamo responsabilità al territorio. La Vincenzi che si sente così tanto sotto tiro molli un po’ delle sue competenze»
Fa l’anticasta?
«No, anzi. Le dico che se questi sono i Municipi ben vengano le Province che hanno competenze specifiche e si chiudano le circoscrizioni se non si ha il coraggio di trasferire sul territorio dipendenti e competenze».