«Il Pdl sarà Popolare, chi non ci sta si autoesclude»

«Un grande momento di unione: ecco come sarà, innanzi tutto, la riunione degli Stati Generali liguri del Popolo della libertà a Varazze, il 12 e 13 dicembre prossimi».
Eppure, dottor Vinai, pare che ci siano ancora delle divisioni, fra coloro che dovrebbero confluire nel Pdl.
«Un momento: è in corso un lavoro preparatorio utilissimo, essenziale, da parte di apposite commissioni, per chiarire le cose in anticipo. Ma più ancora, a mettere d’accordo tutti i soggetti interessati, c’è la carta, anzi la Carta vincente...».
Solo un gioco di parole?
«Neanche per sogno. La Carta dei valori è il documento e, contemporaneamente, lo strumento fondamentale su cui si basa la formazione e il progetto politico del Pdl».
È a questo punto che Pierluigi Vinai, coordinatore per Forza Italia della Commissione Carta dei valori nell’ambito degli Stati Generali di Varazze, definisce «sintesi magistrale» le tesi riportate nelle quindici pagine di testo della Carta.
Una definizione ambiziosa.
«...ma reale. Basta leggere le prime righe, dove si dice che “i valori nei quali ci riconosciamo sono in specie quelli condivisi dalla grande famiglia politica del Partito Popolare Europeo: la dignità della persona, la libertà e la responsabilità, l’eguaglianza, la giustizia, la legalità, la solidarietà e la sussidiarietà“. Meglio di così non si potrebbe dire, per costruire la terza fase dell’esperienza politica dei moderati».
Ci ricordi la prima e la seconda fase.
«In estrema sintesi, si può parlare rispettivamente di pentapartito e di Forza Italia».
Se è per questo c’è anche qualcuno che parla di quarta fase.
«La cosiddetta quarta fase non ha ragione di esistere da noi. Riguarderebbe la collocazione dei cattolici, e in particolare i cattolici che ora militano nel Pd o comunque non si riconoscono ancora nel percorso verso il Pdl. Ben venga se loro la attuano, la quarta fase».
Per voi, invece, è già tutto chiaro.
«Infatti. Noi non abbiamo bisogno della quarta fase e delle sue argomentazioni. C’è già tutto scritto, nella Carta dei valori. Ecco perché parlo di sintesi magistrale, e di grande intuizione di Berlusconi: nel Pdl ci sarà la confluenza e la condivisione delle forze moderate che si rifanno esplicitamente al Ppe e a coloro che, storicamente e incontestabilmente, ne hanno tracciato la strada».
A chi si riferisce in particolare?
«A De Gasperi, Adenauer, Schumann, democratici cristiani ed europeisti. E mi riferisco anche a Einaudi e Saragat, esponenti del riformismo liberale, cui si unisce ora la destra democratica. La Carta recepisce in pieno questi valori, che sono stati interpretati altrettanto bene in Liguria da Claudio Scajola, in particolare, ma non solo, quando ha saputo intuire l’arricchimento del progetto costituito da movimenti e singole personalità come Biasotti e Musso».
Chi non ci sta, dunque, è fuori.
«Si autoesclude. Voglio essere chiaro: non è che qualcuno, né tanto meno il sottoscritto, si prenda la briga di lanciare anatemi, o di cacciare via qualcuno. Anzi, la mia convinzione e il mio modo di essere e di manifestarmi mi induce, se mai, a conciliare. Mai detto: “Vai via“. Non devo e non voglio dettare condizioni a nessuno, che si chiami - cito quelli che, a mio giudizio, sono autentici valori aggiunti - Biondi piuttosto che Musso, o Biasotti piuttosto che gli esponenti dell’Udc, o chiunque altro. Se mai, invito tutti a leggere e rileggere la Carta dei valori. Che è l’anima, il progetto politico, cosa diversa dal programma politico. Non se ne dovrebbe mai fare a meno».
Significa che qualche volta è successo?
«Io credo che a Genova non abbiamo mai vinto perché è mancata proprio l’anima».
Ora, invece...
«Inevitabile, ma corretto ripetersi: c’è la Carta dei valori. Dove ci sono, tanto per dire, patria, famiglia e sicurezza, caposaldi di An, le tesi dei liberali e quelle degli arancioni di Biasotti (che non ha più nessun senso mantenere come movimento autonomo). Credo anche che la base dell’elettorato Udc si riconosca già in questo, e veda il Pdl come casa sua. Anche Casini, vedrete, non potrà fare altro che aderire».
Restano alcune posizioni dialettiche, certi distinguo. Si torna a parlare di rischio-correnti.
«Le correnti vanno bene, sono addirittura auspicabili se sono espressione ideale di valori. Quando diventano portatrici di interessi personali o di gruppo sono solo negative. In ogni caso, non c’è posto nel Pdl per valori diversi da quelli compresi così chiaramente nella Carta».
Allora vede, Vinai, che c’è sempre qualcuno da escludere...
«Ma se ho appena detto che gli Stati Generali di Varazze sono fatti per l’unione! Ha detto benissimo Scajola a Gubbio: la collocazione del Popolo della libertà non può che essere quella di centro, il centro democratico che in tutta Europa è alternativo alla sinistra. Per essere ancora più chiari: non siamo e non saremo mai la “grande destra“, come non saremo mai un grande partito liberale o una grande democrazia cristiana. Siamo invece una grande forza moderata e innovativa, pienamente radicata nei valori della democrazia e della Costituzione. Chi non si riconosce in questo è automaticamente fuori dal Pdl».