Il Pdl sbanca, ciclone Lega su Milano

Berlusconi vince il tutte le zone con il 49%, la Lega stravince nelle
aree assediate dai nomadi e dalla criminalità: pieno di voti da
Niguarda alla Bovisasca. Veltroni e Di Pietro al 38%. Bertinotti in
picchiata nei quartieri popolari

Questa volta non c’è stato bisogno di far notte fonda. Il Popolo della libertà vince, la Lega Nord stravince arrivando a solo un passo dal boom del ’96. Altro secolo, altra storia, ma risultato simile. Anche a Milano, come in tutta Italia. Il modello Lombardia convince gli elettori e la roccaforte del centrodestra resta inespugnabile. Nove zone su nove, un plebiscito a Milano. Dove il Pdl in zona centro al Senato con il governatore Roberto Formigoni capolista ha addirittura la maggioranza assoluta (53,36 per cento). E il professor Umberto Veronesi, che a fine carriera ha ceduto al corteggiamento del Partito democratico, incassa un non certo lusinghiero 36,45. Andrà a Palazzo Madama, ma da perdente. Severissimo anche il risultato totale della Camera con il Pdl federato alla Lega che sfiora il 50 per cento (49,17) e Walter Veltroni accoppiato ad Antonio Di Pietro che si deve accontentare del 38. Una sconfitta addolcita solo dal fatto che nel 2006 Ds e Margherita insieme in città raggiunsero appena il 24 per cento. Ma il vero trionfo è quello della Lega (Matteo Colaninno, «un dato sorprendente»), con il Carroccio che in tutti i quartieri della città torna in doppia cifra. Dopo 10 anni, moltiplicando il 4,8 per cento del 2006 ed espugnando soprattutto i quartieri popolari. Quasi il 14 per cento a Niguarda, oltre il 12 a Chiaravalle (dove c’è il campo nomadi irregolare) a Gratosoglio e Baggio. Quasi il 13 al Gallaratese. Pieno di voti alla Bovisasca e in via Padova martoriate dalla criminalità extracomunitaria. Quartieri difficili dove crolla la sinistra estrema con il candidato premier Fausto Bertinotti che alla fine non vede l’arcobaleno, ma il gelo di un misero 3,85 per cento. Fermi ai blocchi di partenza anche Pier Ferdinando Casini e l’Udc che superano di pochissimo il 3 per cento. Non sfonda Antonio Di Pietro che a Milano arranca al 4,48, ben lontano dai risultati di altre parti d’Italia. Buona, soprattutto in tempi di bipartitismo e super alleanze, il risultato della Destra che nella città di Daniela Santanchè raggiunge un ottimo 2,34 per cento. Da prefisso telefonico i «nanetti» con la lista di Giuliano Ferrara allo 0,65 per cento, il Partito socialista che nella città che fu di Bettino Craxi si ferma allo 0,66. Non lontanissimo dai duri e puri di Forza nuova che superano lo 0,3 per cento. Solo briciole in epoca di maggioritario e premi di maggioranza.