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È bene (per dare giudizi assennati e non trarre conclusioni generiche di fronte a architetture insolite in questa città che fatalmente va modificando il suo aspetto) che il lettore sappia qualcosa di più dell'architetto che nell'area della ex Fiera ha progettato il famoso grattacielo curvo e si accinge a terminare il progetto del Museo d'Arte Moderna. Sollecitato dall'amministrazione, lo presenterà entro sei mesi. Daniel Libeskind è americano, ha 62 anni, ma è nato in Polonia.
Quando si parla di musei vi diciamo che ha progettato e costruito quelli Ebrei di Berlino, Copenaghen e San Francisco, quello della guerra a Manchester e a Dresda quello della Storia Militare. L'ampliamento dell'Art Museum di Denver e del Royal Ontario a Toronto, con tutte le sue residenze, una università a Londra, poi teatri, condomini e centri commerciali a Dublino, Hong Kong, Varsavia e nel Kentucky. A New York è stato scelto per sovrintendere la ricostruzione del World Trade Center, distrutto l’11 settembre 2001. Ha scritto libri e disegnato set e costumi per importanti opere teatrali.
Ben quattordici sono i riconoscimenti e i premi da lui ottenuti in ogni parte del mondo.
Una carriera non certo terminata ma che i cittadini milanesi dovrebbero riconoscere come quella di uno dei più importanti architetti dell'era moderna e avere a Milano due sue testimonianze mi sembra cosa di estremo interesse, al di fuori di ogni considerazione estetica che solo il tempo e il futuro potranno convalidare. Ora il fatto curioso sta che il Comune si sia raccomandato, nella sollecitazione del progetto, che il museo contenga anche una zona dedicata allo studio. Non me ne si voglia e non per difendere la mia categoria, ma non ricordo che a Giò Ponti qualcuno abbia suggerito di installare degli ascensori nel grattacielo Pirelli.