Pdl sfonda ovunque, Emilia e Toscana al Pd

Cambia la geografia politica di province e comuni: il centrodestra conquista 15 province strappandone nove al centrosinistra che ne conferma sei. A Milano Podestà (Pdl) in vantaggio, ma si va verso il ballottaggio. Stessa sorte per Torino. Pdl e Lega Nord stravincono in Veneto. A Bologna e Firenze resiste il Pd. A Napoli Cesaro (Pdl) verso una schiacciante vittoria: "Offrirò a Nicolais un assessorato"

Roma - I risultati delle elezioni amministrative cambiano la geografia politica delle province italiane. Al Nord e al Sud dilagano Pdl e Carroccio segnando un risultato storico nella stragrande maggioranza delle Province. Nel centro Italia si conferma, invece una tenuta del centrosinistra anche se il Pdl mostra un'avanzata a macchia di leopardo. Così il centrodestra consolida il suo vantaggio nelle elezioni provinciali 2009: per ora il centrodestra conquista 15 province, strappandone 9 al centrosinistra. Il centrosinistra conferma 6 province.

In Lombardia cambia la "geografia" politica Il centrodestra stravince nelle principali province lombarde. Numerose le amministrazioni, che fino a ieri erano in mano al centrosinistra, hanno cambiato colore. Tra queste Cremona che, per la prima volta dal 1994, brinda per la vittoria del candidato del centrodestra, Massimiliano Salini, che con il 51,06% ha battuto il candidato del Pd, Giuseppe Torchio (35,8%). Vittoria del centrodesta anche Sondrio, dove il candidato di Lega e Pdl Massimo Sertori ha ricevuto il 61,07% dei voti contro il 31,8% di Massimo Ciapponi, sostenuto da e Idv. Bene anche Lodi, dove Pietro Foroni (Pdl) vince con il 54,2%, e Lecco, dove il candidato Pdl, Daniele Nava, strappa la provincia al centrosinistra con il 54,31% delle preferenze. Il senatore della Lega Nord, Ettore Pirovano, è il nuovo presidente della Provincia di Bergamo: il candidato del Carroccio, sostenuto anche dal Pdl, vince con oltre il 59% dei voti. A Brescia il Pdl trionfa con Daniele Molgora che porta a casaoltre il 54% delle preferenze: non c'è sfida con il candidato Pd, Diego Peli, che si ferma al 22,5%.

Milano verso il ballottaggio Secondo i dati del Viminale per le provinciali relativi a Milano e provincia il candidato del centrodestra Guido Podestà è al 48,6%, mentre lo sfidante del centrosinistra e presidente in carica Filippo Penati è al 39,11%. Podestà è dunque ancora in bilico tra una vittoria al primo turno e il ballottaggio. Nel 2004 Penati vinse al ballotaggio con il 54% dei voti, contro il 46% di Ombretta Colli. In quella occasione al secondo turno votò il 53% degli elettori. La Lega Nord si presentò da sola al primo turno, ma si apparentò alla Colli al secondo. Quest’anno l’eventuale ballottaggio coinciderebbe che il referendum elettorale che la Lega Nord ha fortemente osteggiato. In serata il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha chiamato Podestà. "L’ho appena sentito - ha confermato il candidato del centrodestra - e mi ha detto che vinceremo la prossima volta, tra 15 giorni".

Centrodestra avanti in Veneto Centrodestra avanti su tutto il fronte nelle provinciali in Veneto, dove Pdl e Lega sono davanti al centrosinistra in tutte e cinque le sfide. Gongola il Carroccio, che piazza tre dei suoi uomini in vantaggio nei ballottaggi in tre casi, Belluno, Venezia e Rovigo. Negli altri due la partita è già chiusa al primo turno: a Padova e a Verona i candidati di Pdl e Lega passano agevolmente, confermando la presidenza al centrodestra. Barbara Degani, area Forza Italia, vince a Padova con il 56% rispetto al 26% di Antonio Albuzio, del centrosinistra. A Verona, anch’essa confermata al centrodestra, il nuovo presidente è Giovanni Miozzi, di area An, con il 58,9% contro il 23,3% di Diego Zardini (Pd e Idv). Miozzi ha raccolto tuttavia meno consensi di quelli che Pdl e Lega hanno registrato a Verona alle europee, il 62,5%. Potrebbero passare al centrodestra anche due Province tradizionalmente del fronte opposto, Venezia e Rovigo. Nella prima Francesca Zaccariotto (Lega-Pd) è al momento al 48,2%, il presidente uscente Davide Zoggia (Pd-Idv) al 42,1%. Nel probabile ballottaggio sarà cruciale il pacchetto di voti raccolto da Ugo Bergamo (Uc), con il 5,6%. A Rovigo Antonello Contiero (Lega-Pdl) si è fermato al 49,3%, distanziando di quasi 14 punti la candidata del centrosinistra Michel Tiziana Virgili, al 36,2%. Rimane da capire come si schiereranno nel ballottaggio Michele Raisi (Udc), forte di un 6%, e Guglielmo Brusco, di Rifondazione, con il suo 4,8%. A Belluno, infine, appare difficile la rimonta del presidente uscente Sergio Reolon, del centrosinistra, che con il 41,1% cede 6 punti esatti al candidato del centrodestra Giampalo Bottacin, 47,1%. Anche in questo caso entrambi potrebbero guardare all’Udc, che con Pierluigi De Cesero ha raccolto il 7,9%.

Bologna e Firenze rimangono al Pd A Bologna il candidato presidente del centrosinistra, Beatrice Draghetti, si riconferma alla guida della Provincia ottenendo oltre il 57% delle preferenze. Si ferma, invece, al 33% il candidato del centrodestra, Enzo Raisi, deputato prima di An ora del Pdl, storico dirigente bolognese dell'Msi che ha fatto anche parte della commissione Mitrokin. Stessa tendenza anche a Firenze dove vince il candidato presidente del centrosinistra, Andrea Barducci, vicepresidente uscente dell'ente e vincitore delle primarie. Ne esce sconfitto Samuele Baldini (Pdl) che si ferma al 30%. "Berlusconi dice di voler detoscanizzare l’Italia - esulta Barducci - ma non è un caso che a Firenze e in Toscana il centrodestra non sia mai riuscito a scalfire realmente la nostra leadership".

Emilia rossa, ma non Piacenza In Emilia-Romagna nessuna provincia era governata dal centro destra. Si partiva dunque da un 8-0 in una regione considerata tradizionalmente "rossa", ma dopo questa tornata elettorale il Pdl strappa Piacenza dove Massimo Trespidi, sostenuto anche dall’ Udc, ha battuto l’uscente Gian Luigi Boiardi con il 52% dei consensi, e manda al ballottaggio due province come Ferrara e Rimini e probabilmente anche una terza con Parma. A Ferrara Marcella Zappaterra, candidata del centro sinistra si è fermata ad un soffio dal traguardo (49,77%), a Parma Vincenzo Bernazzoli era attorno al 49% quando mancavano tre sezioni alla fine dello scrutinio mentre a Rimini Marco Lombardi è al 42% contro il 48% messo insieme da Stefano Vitali, candidato del centro sinistra e dove sembra che il Pdl possa avere qualche chance in più per la consultazione fra 15 giorni. Situazione diversa invece nelle roccaforti del Pd nelle province di Bologna, Modena e Reggio. Nel capoluogo regionale Beatrice Draghetti, al secondo mandato, oscillava fra il 57% ed il 58% quando mancavano ancora circa 200 sezioni alla conclusione dello scrutinio. Ma il suo risultato non è mai stato in dubbio. Niente da fare per il parlamentare del Pdl Enzo Raisi, fermo attorno al 32% e per Gian Luca Galletti, parlamentare dell’Udc che si colloca poco sopra il 5%. Meno brillante il risultato di Emilio Sabattini, presidente uscente della provincia di Modena, che si è piazzato però stabilmente attorno al 52%. A Reggio Emilia, Sonia Masini era attorno al 53% quando mancavano ancora un centinaio di sezioni alla conclusione dello spoglio. Nella provincia di Forlì-Cesena invece Massimo Bulbi, presidente uscente del centro sinistra, dovrebbe farcela. Quando mancavano no solo due sezioni, aveva totalizzato infatti il 50,4% contro il 26,7% di Stefano Gagliardi. Nel complesso dunque una situazione che vede il Pd ancora saldamente in sella nonostante il calo di consensi che c’è stato anche in Emilia-Romagna, ma la vittoria di Piacenza e l’avanzata della Lega che alle Europee su base regionale ha sfondato la quota dell’11% testimonia che qualche scricchiolio c’è anche in Emilia-Romagne e fra 15 giorni dovrà battersi fino all’ultimo voto per fare in modo che qualche altra provincia non finisca nel pallottoliere nazionale del Pdl.

Al Pd Matera, ma la Basilicata è del Pdl Alla Provincia di Matera il candidato presidente del centrosinistra, Franco Stella (Pd, Verdi, lista Stella, Ps, Popolari Uniti, Sinistra per la Basilicata) vince con il 52,4% contro il 29,16% del candidato di centrodestra Giuseppe Labriola (Pdl, Udeur, La destra, Fiamma Tricolore, Popolari Liberali). "Il dato politico delle europee - ha detto il candidato del centrodestra Giuseppe Labriola - è stato rilevante per noi perché il Pdl ha superato il Pd in tutta la regione. Per confermare il dato anche a livello provinciale, forse avremmo dovuto fare una colazione più allargata. La verità - ha concluso Labriola - è che ci siamo trovati a costituire il Pdl in maniera formale a ridosso delle elezioni, ora, con la dovuta serenità, lo costituiremo anche sostanzialmente".

Umbria al Pd In mattinata il dato sorprendente ed inedito delle europee con il sorpasso del Pdl sul Pd (e la sorpresa Lega Nord), in serata la verifica della tenuta del centrosinistra, con la vittoria nelle due province, il vantaggio nei comuni capoluogo e l’ipotesi ballottaggio in altre importanti città: questo l’andamento della giornata di scrutini dopo il voto di ieri e sabato in Umbria. Il centro destra ha atteso lo scrutinio delle amministrative con la speranza di confermare il risultato (che molti suoi esponenti hanno definito "storico"), delle europee, dove il Pdl ha ottenuto 10 mila voti in più del Pd. L’esito delle elezioni per le amministrazioni provinciali di Perugia e di Terni ha detto però ancora una volta centrosinistra, con i candidati di questa coalizione (rispettivamente Guasticchi e Polli) che hanno superato entrambi il 50 per cento di due o tre punti, e quelli del centrodestra (Asciutti e De Sio) fermi intorno al 35 per cento. Più diversificata la situazione per le comunali. Persi municipi di un certo peso più che altro d’immagine come Montefalco e Torgiano, il centrosinistra (che in Umbria nella maggior parte dei casi è coniugato nella sua accezione più larga, da Rifondazione ai Verdi, dal Pdci all’Italia dei Valori) sembra "tenere" a Perugia e a Terni, con i candidati Boccali e Di Girolamo di poche cifre sopra al 50 per cento, mentre non si esclude l’ipotesi ballottaggio per Orvieto, Spoleto, Gualdo Tadino e Bastia Umbra.

Il Pd perde Abruzzo e Marche Il bilancio complessivo guardando il dato disaggregato nelle singole regioni non è esaltante soprattutto considerando l’emorragia di voti in Abruzzo (-11,6%), dove non si può non legare la disaffezione degli elettori alla crisi aperta dalle dimissioni di Ottaviano Del Turco, indagato, e successivamente del sindaco di Pescara, Luciano D’Alfonso, anche lui coinvolto in un’inchiesta. Problemi anche nelle Marche, storica regione di centrosinistra e prima ancora di sinistra, dove il Pd ha perso addirittura il 12% rispetto alle politiche passando dal 41,9 al 29,9%. Per la prima volta dall’inizio della seconda Repubblica, le Marche virano infatti verso il centrodestra: il Pdl raggiunge il 35,2% dei voti, diventando il primo partito della regione.

LE PROVINCIALI: CITTA' PER CITTA'
TORINO A Torino il candidato di centrosinistra, il presidente uscente Antonio Saitta, e la candidata del centrodestra Claudia Porchietto che si preparano quindi per l’appuntamento del 20 e 21 giugno. Dalle urne esce una situazione al fotofinish con Saitta si attesta attorno al 44% e la Porchietto che supera il 41%. "Sono soddisfatto del risultato ottenuto in questo quadro piuttosto difficile per il centrosinistra - ha detto Saitta - da domani si definiranno eventuali alleanze dopo i risultati definitivi del primo turno". Si dichiara soddisfatta anche la Porchietto: "E' un buon risultato ed è un segnale forte della volontà di cambiamento del territorio. Adesso il nostro obiettivo è trasferire questa volontà al 21 giugno".
VENEZIA Sfida importante a Venezia, provincia guidata da sempre dal centrosinistra. Il candidato presidente del centrosinistra, Davide Zoggia, è al 40,8%, mentre quello del centrodestra, Francesca Zaccariotto, è al 49%.
VERONA Grande vittoria del centrodestra a Verona in un Veneto dove la Lega Nord già aveva ottenuto un forte successo alle Europee. Il candidato presidente del centrosinistra, Diego Zardini, non arriva al 24% di preferenze: stravince Giovanni Miozzi (Pdl) che sfiora il 59% dei consensi.
PADOVA Ottimo risultato del Pdl anche alle provinciali di Padova dove il candidato presidente del centrosinistra, Antonio Albuzio, si non arriva neanche al 30% di co0nsensi. Vince il candidato del centrodestra, Barbara Degani, che supera il 54% delle preferenze.
PERUGIA Marco Vinicio Guasticchi è il nuovo presidente della Provincia di Perugia ottenendo il 52,9% dei consensi. È sostenuto da Pd (33,68), Idv (5,88), Sinistra e Libertà (5,65), Rifondazione comunista (5,12) e Comunisti italiani (3,23). Al suo avversario, Franco Asciutti, sono andati il 36,28 dei consensi. Era sostenuto da Pdl (31,74) e Lega nord (4,08).
PESCARA
A Pescara il centrodestra si assicura la vittoria con Guerino Testa che, con il 52,2% delle presenze, ha sconfitto il candidato del centrosinistra, Antonella Allegrino, che si ferma al 42,3%.
NAPOLI
Candidati a succedere alla Giunta di centrosinistra sono ben sedici, ma la vera sfida è fra l'ex ministro dei Trasporti Luigi Nicolais per il Pd e il candidato del Pdl, Luigi Cesaro. Quest'ultimo è in avanti col 57,36%, mentre Nicolais prende il 34,76% delle preferenze. "A Nicolais chiedo collaborazione perchè a Napoli c’è un’emergenza e c’è bisogno dell’aiuto di tutti. Confermo anche la proposta per l’assessorato", ha detto Cesaro facendo comunque sapere che festeggerà "stando in mezzo alla gente" così come ha fatto in campagna elettorale.
BARI Una vittoria all'ultimo voto. A Bari Francesco Schittulli, il candidato del centrodestra e del Pdl, con il 50,5%, sta per passare al primo turno alle provinciali di Bari. Sostenuto da dodici liste l’oncologo barese sta prevalendo largamente su Vincenzo Divella presidente uscente sostenuto da 8 liste di centrosinistra, fermo al 44,5% dei voti. Il candidato dell’Udc, Giuseppe Rana, con il suo 5,2% non è mai entrato in gara ma consegue un risultato in linea con quanto il partito di Casini ha realizzato a livello nazionale. Si conferma anche alla Provincia di Bari l’effetto Vendola che con Sinistra e Libertà si assesta intorno al 6% dei voti.

L'affluenza alle amministrative In attesa dei dati sui risultati elettorali dalla tornata elettorale in corso soprattutto emerge un forte calo dell’affluenza al voto. Penalizzate da questo punto di vista, soprattutto le europee, più contenuta invece la forchetta per le amministrative: la quota di votanti alle comunali è stata del 76,7% contro il 79,3% della precedente consultazione. Alle provinciali l’affluenza è passata dal 74,4% al 70,5% contro. Calo record all’Aquila, dove si votava solo per le Europee: ha votato il 27,9%, contro il 73,1 del 2004. In sostanza è come se avesse voltato solo un elettore su quattro.