Pdl, sfuma il ticket Bondi-Bocchino E ora inizia la battaglia sui candidati

RomaChe Silvio Berlusconi inizi ad essere stufo non è un mistero. D’altra parte è ormai da giorni che il Cavaliere è alle prese con mediazioni continue all’interno del partito, riunioni su riunioni per provare a capire le diverse esigenze in campo e conciliare dissensi a volte insanabili. A livello locale, come ha certificato la lunga e delicata querelle sulla Campania, ma anche nazionale, visto che sono ormai settimane che i tre coordinatori del Pdl non si siedono più tutti insieme ad uno stesso tavolo (anche alla riunione serale di qualche giorno fa al Circolo dell’aviatore, infatti, non è passata inosservata l’assenza di Sandro Bondi). C’è di mezzo la solita e già vista partita del dopo Berlusconi, con più d’uno che nel centrodestra ha ritirato su la testa dopo l’inchiesta sul G8 della Maddalena e il successivo stillicidio di intercettazioni. Che in quest’occasione s’incrocia pericolosamente con il dopo Regionali, quando arriverà inevitabilmente il momento di rimettere mano al governo (scontato almeno un piccolo rimpasto, visto che Luca Zaia diventerà governatore del Veneto e dovrà lasciare l’Agricoltura). E non solo, visto che nonostante il serrate le fila del Cavaliere e il j’accuse sul «fuoco amico», nel Pdl sono tutti convinti che una rivoluzione nel partito ci sarà.
Così, ci sta che il Cavaliere decida di prendersi una giornata di quasi riposo. Una telefonata in mattinata al convegno Rete Italia, un po’ di relax ad Arcore e nel tardo pomeriggio un salto a Lesmo per un aperitivo a Villa Gernetto. Nessun incontro e pochissime telefonate, perché quel che vuole evitare il premier è sorbirsi l’ennesima giornata a disquisire di liste e listini. Lo farà molto probabilmente questa mattina in una riunione ad hoc per dare il via libera ai candidati in Lombardia. Già, perché una delle principali tensioni interne al Pdl di queste ore è legata proprio alle candidature, in particolare alla cosiddette liste bloccate. Il termine per presentarle scade infatti il 26 febbraio ma ormai restano da chiudere solo Lombardia, Campania, Lazio e Toscana. Con qualche fatica se Paolo Bonaiuti si affretta a invitare tutti a «chiudere al più presto le candidature».
La battaglia, d’altra parte, è senza esclusione di colpi se qualche giorno fa Bondi è arrivato a minacciare le dimissioni pur di evitare che in Toscana un nome di sua fiducia «saltasse» a favore di Giovanni Donzelli, portavoce del movimento giovanile del Pdl Giovane Italia. Un episodio che fotografa le tensioni di queste ore, frutto di fattori diversi e per certi versi lontani che rischiano sempre di più d’implodere. Anche per questo è arrivato l’altolà del premier, perché - spiega il vicecapogruppo Osvaldo Napoli - questo «è il momento dell’unità», quello «del chiarimento verrà dopo». Inevitabilmente, visto che ormai ex Forza Italia ed ex An convivono nel Pdl quasi da separati in casa. E pure chi viene da uno stesso percorso non sempre è sulla stessa lunghezza d’onda. Sono mesi, per esempio, che Franco Frattini organizza colazioni alla Farnesina per cercare di creare un network interno al Pdl, magari con l’intento di dar vita a una fondazione di osservanza berlusconiana che faccia da contrappeso a FareFuturo. Si è visto con Mariastella Gelmini, con Raffaele Fitto, con Mara Carfagna. Al progetto si è sovrapposta l’iniziativa della Task force Italia voluta da Michaela Biancofiore e Giorgio Stracquadanio che ha sfumature diverse e mira a creare una sorta «gruppo di fedelissimi» del Cavaliere e che potrebbe lavorare d’intesa con i Club della libertà di Mario Valducci. Mentre sembra che Claudio Scajola stia prendendo ancora un’altra strada. Un quadro decisamente in movimento, tanto che secondo Bonaiuti le «carte sono destinate a rimescolarsi ancora». Di certo, l’ipotesi che il triumvirato venga sostituito da un tandem Bondi-Bocchino (il primo coordinatore, il secondo vice) pare essere ormai sfumata.