Il Pdl si ricompatta sul legittimo impedimento

Azzurri ed ex di An fanno quadrato sul provvedimento da oggi all’esame
della Camera. Il capogruppo Cicchitto: «C’è assoluta concordanza anche
con la Lega». L’Udc di Casini verso l’astensione: «Favorevoli in linea
di principio»

Roma Montecitorio. Oggi, domani e giovedì. «Assolutamente indispensabile presenza». Fabrizio Cicchitto chiude così uno degli sms inviati ieri ai deputati Pdl, chiamati a pronunciarsi sull’ormai noto legittimo impedimento. Una proposta di legge cruciale, foriera già in partenza di mille polemiche (circa 300 gli emendamenti al testo, i due terzi targati Pd, dove anche lì si chiede la «presenza obbligatoria»), con l’Idv che dichiara apertamente: «Siamo pronti a fare ostruzionismo». Non sarà dunque una passeggiata, ma la tenuta del centrodestra appare concreta. E non solo per le rassicurazioni del capogruppo: «C’è un’assoluta concordanza da parte della maggioranza, con Pdl e Lega. E mi sembra che ci sia un atteggiamento riflessivo da parte dell’Udc». Quindi, «c’è un largo schieramento parlamentare», aggiunge Cicchitto, anche se i democratici «purtroppo» vanno «ancora una volta a rimorchio» del partito di Antonio Di Pietro.
Insomma, da stamattina (alle 11 si parte con le pregiudiziali, a seguire gli emendamenti, domani alle 18 voto finale, con diretta tv dalle 17) sarà di nuovo bagarre con l’opposizione sul tema della giustizia. Un terreno su cui l’Udc sta a metà strada: favorevole da una parte alla norma, qualora riguardasse solo il premier, contrario in caso di estensione all’intero governo. Lo spiega così Pier Ferdinando Casini: «In linea di principio, il nostro intendimento è favorevole, perché riporterebbe un po’ di serenità. Se il testo riguarda solo il presidente del Consiglio, noi votiamo quindi a favore. Però, cambia se ci mettono altri “vagoni”». Nel secondo caso, assicura Italo Bocchino, i centristi si asterranno, seguendo la linea adottata in Commissione. Casini, però, non scioglie del tutto il nodo: «Beh, dobbiamo vedere gli emendamenti». Nell’attesa, il relatore del provvedimento, Enrico Costa, boccia le eventuali restrizioni: «Non possiamo farlo, ci sarebbe un problema di incostituzionalità», perché «il Cdm è un organo collegiale, l’ha detto anche la Consulta, non possiamo fare un trattamento diverso soltanto a un suo componente».
Si vedrà. Di certo il Pdl parla con una voce sola. Azzurri e aennini senza distinzioni. Linea comune frutto del chiarimento e della «pace armata» siglata da Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini, che continuano a mantenere costanti contatti telefonici. Avanti compatti, dunque. Lo si capisce dal basso profilo, dal silenzio mediatico del presidente della Camera, che mantiene il patto di rimandare ad aprile ogni tipo di discussione su riforme e Pdl. E lo spiega pure uno dei suoi: «Dobbiamo costruire un clima positivo in vista delle Regionali. E poi, le armi si usano solo quando è necessario». Punto.
D’altronde, sul versante elezioni, i finiani hanno ben poco da recriminare. Alla fine dei conti, gli ex An hanno incassato due candidature pesanti (nel Lazio Renata Polverini, che il 10 febbraio avrà al suo fianco il premier per un’iniziativa elettorale al Palazzo dei congressi, e in Calabria Giuseppe Scopelliti), che viaggiano con il favore dei pronostici. Senza contare la difficile battaglia affidata in Emilia-Romagna ad Anna Maria Bernini, entrata due anni fa in Parlamento in quota Farefuturo. Nessun trappolone in vista, quindi, da parte dei fedelissimi della terza carica dello Stato, che muovono un solo appunto, rivolto a colui che considerano ormai un «ex aennino»: Maurizio Gasparri. «Reo» di aver detto quanto segue: «Se An e il Pdl si scindono, io sto con il Pdl». Una dichiarazione bollata come «provocazione inutile». Ma questa è un’altra storia.
A masticare amaro, semmai, potrebbero essere coloro che provengono da Forza Italia, che rischiano di rimanere all’asciutto, qualora Rocco Palese non dovesse spuntarla in Puglia. Un po’ di malcontento, a onor del vero, a livello locale rimane. Ma da qui a dire che, in caso di voto segreto richiesto da Pd e Idv sul legittimo impedimento, gli azzurri possano giocare sporco, mettendo in campo qualche franco tiratore, ce ne passa. «Figuriamoci, è sciocco solo pensarlo», commenta un ministro. Baggianate, anche per Giorgio Stracquadanio: «Siamo tutti schierati a favore. E chi si illude che ci possano essere distinzioni, ha davvero sbagliato i suoi conti». Casomai, rintuzza un collega deputato di lungo corso, «è l’opposizione che dovrà temere il voto segreto, perché rischia che il provvedimento venga approvato con una maggioranza ben più ampia di quella preventivabile». Come dire: se cercate franchi tiratori, guardate nel centrosinistra.