Il Pdl stana il Carroccio: voi i primi a toccare la previdenza

RomaPreoccupati, determinati, pronti a far sentire il proprio peso, anche in aula. Consapevoli che è arrivato il momento di giocare un ruolo nel braccio di ferro sulla riforma delle pensioni e sul decreto sviluppo e far crescere il ruolo del partito in questa difficile congiuntura politica.
Il clima all’interno del Pdl, all’indomani dell’apertura di Silvio Berlusconi sull’innalzamento dell’età pensionabile, è ricco di elettricità. Umori di cui si fa portavoce Angelino Alfano che, nel pomeriggio, incontra il premier e gli conferma la volontà di Via dell’Umiltà di perseguire fino in fondo una riforma considerata fondamentale per il reperimento di risorse per lo sviluppo e per la credibilità dell’Italia in sede europea. Contemporaneamente i capigruppo si incontrano nello studio di Renato Schifani per fare il punto della situazione e mettere in conto la possibilità di perseguire l’obiettivo pensioni anche attraverso un ddl parlamentare. Uno strumento visto come una sorta di ultima ratio ma anche come una leva con cui provare a smuovere le resistenze di Umberto Bossi, minacciando il ricorso a una approvazione «eterodossa» in aula grazie ai voti dell’Udc e forse anche di alcuni leghisti di rito maroniano.
«La riforma delle pensioni serve all’Italia, agli italiani che ci sono e a quelli che verranno, da Nord a Sud. È un passaggio inevitabile e il suo superamento farà da spartiacque di una lunga stagione politica: ci dirà se quella stagione e la maggioranza di centrodestra hanno esaurito la spinta riformista e modernizzatrice oppure se essa ha ancora pagine importanti da scrivere» dichiara in una nota il vice presidente dei deputati del Pdl, Osvaldo Napoli. «La riforma delle pensioni, cioè in sostanza l’accelerazione degli scaloni disegnati dall’allora ministro del Welfare Roberto Maroni - aggiunge - è stata chiesta dall’Europa ma è sempre stata presente nella considerazione del premier fin dalla prima manovra di agosto. La maggioranza, si tratti della Lega o del Pdl, si gioca su questo terreno una fetta importante della propria credibilità: la maggioranza è ancora tale in Italia, ma con questa riforma può agganciarsi stabilmente al treno riformista del centrodestra europeo. In questo contesto i voti dell’Udc sono attesi come un contributo naturale e decisivo: siamo in Europa nella stessa famiglia politica, possiamo ricostruirla in Italia su basi nuove e paritarie».
Il messaggio è chiaro e messo nero su bianco con un comunicato ufficiale. Una presa di posizione rafforzata da Maurizio Gasparri, che a margine dell’incontro «Mezzogiorno protagonista» alla stazione marittima di Napoli, ricorda al Carroccio un precedente politicamente rilevante. «Vorrei ricordare che nel 2004 la Lega ha varato nel precedente governo Berlusconi una riforma delle pensioni con Maroni che contribuì a una riforma importante che poi il governo Prodi ha destrutturato. Credo che ci sia la consapevolezza diffusa che questa scelta debba essere fatta». Informalmente molti dirigenti del Pdl accolgono con soddisfazione la svolta dettata dall’esecutivo sul fronte economico. «Noi l’avevamo chiesto da tempo ma meglio tardi che mai» commentano. Con una chiosa: «Serve propellente per il rilancio dell’economia italiana: deve essere Berlusconi che deve tornare a dettare la linea».