Pdl, subito la costituente Stessi alleati per 3 anni

Tra due settimane ci sarà l'assemblea di Alleanza Nazionale e Forza Italia e tutti i partiti minori. Il congresso di fondazione si terrà entro febbraio

Roma - Grande oppure extralarge? Il dilemma sulla «taglia» che avrà il Popolo della libertà all’atto della fondazione non è stato ancora risolto, ma alcune certezze già ci sono. E sono state messe nero su bianco nella riunione di giovedì sera a Palazzo Grazioli.
Il premier Silvio Berlusconi, il coordinatore di Fi, Denis Verdini, e il reggente di An, Ignazio La Russa, insieme ad altri esponenti di primo piano del centrodestra (tra i quali Cicchitto, Bondi, Matteoli, Ronchi e Gasparri) hanno messo a punto il calendario definitivo per l’integrazione. La road map prevede la conferma della convocazione del comitato per lo statuto il 9 settembre, mentre il comitato costituente dei cento slitterà di una settimana a causa degli impegni internazionali del presidente del Consiglio e dovrebbe riunirsi molto probabilmente giovedì 18. A gennaio o al più tardi a febbraio il congresso fondativo.

Tra le questioni organizzative, inclusa la conferma della composizione della costituente (70% Fi e formazioni minori e An al 30%), si è fatto largo un altro tema: la tempistica dell’allargamento del grande partito del centrodestra alle formazioni che, per il momento, ne sono fuori: in primo luogo l’Udc e poi La Destra. Come ha detto il ministro della Difesa La Russa, «prioritario è consolidare la confluenza di Fi e An nel Pdl e rendere molto forte questo intreccio», mentre di ampliamento «si parlerà fra tre anni quando sarà il momento» lasciando però la porta aperta a eventuali alleanze locali sul modello delle regionali siciliane e friulane.

Le parole del capogruppo alla Camera, Fabrizio Cicchitto, hanno però rivelato diverse sfumature interpretative. «Nel quadro del bipolarismo - ha dichiarato - non c’è dubbio che il Pdl nel suo complesso deve sollecitare l’Udc alla scelta naturale derivante dalla sua collocazione nel Partito popolare europeo e dal suo elettorato moderato». Anche perché, ha spiegato Cicchitto, «una grande formazione politica non si chiude in se stessa ma è aperta al confronto con altre forze politiche» nella consapevolezza che «col passar del tempo l’Udc non può rimanere “come color che stan sospesi”».

Un «aumento di capitale» del Popolo della libertà con l’apporto del patrimonio di altre forze finora esterne, però, avrebbe l’effetto di diluire le quote degli attuali azionisti. E se Forza Italia con il suo 70% attuale può dirsi relativamente tranquilla e puntare ad allargare ulteriormente l’area del consenso stante il disorientamento del Pd, lo stesso non vale per Alleanza nazionale. La sua «quota» del 30% nel nuovo partito sarebbe ridimensionata e di conseguenza il proprio potere contrattuale nelle varie trattative. Non sorprendono pertanto le affermazioni di La Russa («siamo d’accordo con l’onorevole Cesa... Nessun dialogo») e anche quelle del collega Andrea Ronchi («la politica dei due forni di Casini non si può accettare»).

Quel che è certo è che i casiniani non hanno perso il gusto di punzecchiare i loro ex alleati. Come ha fatto ancora ieri il deputato centrista Ronconi affermando che «il Pdl nasce con una chiara impronta neogollista». Le elezioni europee del prossimo anno potrebbero cambiare tutto. A questo proposito, nel corso del vertice del Pdl, si sarebbe pensato di privilegiare il percorso parlamentare per la legge di riforma anteponendolo alla presentazione di una proposta governativa. Circoscrizioni meno ampie e soglie di sbarramento potrebbero indurre Casini & C. a ripensamenti.