Il Pdl vince tra i giovani Lo voterebbe uno su due

La formazione del centrodestra conquista il 45,5% degli elettori tra i 18 e i 24 anni. Il partito democratico ne convince solo il 19%

da Milano

Recitava Claudio Bisio che «i bambini sono di sinistra perché si fanno fregare quasi sempre. Ti guardano, cacci delle balle vergognose e loro le bevono, tutti contenti». Giusto il tempo di raggiungere la maggiore età e non ci credono più. Non questa volta, almeno. Il Partito democratico, giura Walter Veltroni, sarà il partito nuovo della nuova stagione, nulla a che vedere con il capitombolato governo Prodi. Niente da fare, i giovani non si fidano. Il sondaggio lo ha fatto l’Osservatorio Swg fra il 25 ottobre 2007 e il 6 febbraio scorso su un campione di 15.870 interviste rappresentativo dell’universo di riferimento e campionamento stratificato per quote di genere, età e zona di residenza e collocazione politica. Dicono i risultati che se dipendesse da loro, dai giovani fra i 18 e i 24 anni, quelli che magari studiano o forse già lavorano, ma nella maggior parte dei casi il futuro faticano a costruirselo, ecco, dipendesse da loro il Pd si fermerebbe al 19 per cento, solo 3,5 punticini in più rispetto ad Alleanza nazionale, che sta al 15,5. Forza Italia invece sarebbe il primo partito con il 30 per cento, la stessa percentuale che, se si votasse oggi, andrebbe all’Unione tutta, quella del governo Prodi. Il Popolo della libertà poi spopola: 45,5 per cento.
Là dove, par di capire, è il leader del centrodestra Silvio Berlusconi a rassicurare maggiormente le nuove generazioni, e là dove, evidentemente, non è riuscito a far breccia il messaggio lanciato da Spello dall’ormai ex sindaco di Roma: «Possiamo essere la generazione di italiani alla quale domani i nostri figli e i nostri nipoti guarderanno con orgoglio dicendo: hanno fatto ciò che dovevano, l’hanno fatto pensando a noi». E la vera mazzata la prende la sinistra arcobaleno: 11 per cento non un consenso di più, e sì che è proprio ai giovani che si rivolgono i nostalgici del comunismo come Oliviero Diliberto e le forze dell’antiprecariato senza se e senza ma come Rifondazione. Macché. L’ideologia ha perso appeal, i duri e puri del welfare hanno perso credibilità.
E allora il ministro dimissionario alle Politiche giovanili Giovanna Melandri si faccia qualche domanda, insieme al resto del governo Prodi, è l’invito di Elisabetta Gardini, portavoce di Forza Italia: «I risultati del sondaggio effettuato dalla Swg sulle intenzioni di voto dei giovani rappresentano la prova del nove di quanto abbiamo sempre detto: il governo della sinistra negli ultimi venti mesi ha drasticamente penalizzato i giovani italiani». Le percentuali attribuite al centrodestra, aggiunge, «sono la dimostrazione inequivocabile che la presenza di un ministro per le politiche giovanili nel governo Prodi è stata pura e semplice propaganda. Anzi, se una cosa si può rilevare del ministro Melandri rispetto ai problemi dei giovani è che si è dimostrata totalmente assente. Da lei i giovani hanno ascoltato solamente chiacchiere».