Pdl, vittoria larga anche al Senato

da Roma

Governare a Palazzo Madama nella prossima legislatura non sarà un terno al lotto. Pdl, Lega Nord e Mpa, stando ai risultati parziali provenienti dagli scrutini e dalle proiezioni dei sondaggi, potranno contare su una maggioranza compresa tra i 25 e i 30 senatori a seconda che la pattuglia si attesti a uno oppure all’altro estremo della forchetta 165-170.
Viceversa il Partito democratico insieme con l’alleato Di Pietro resterà confinato nell’intervallo 140-145 parlamentari. A far loro compagnia solo una sparuta rappresentanza dell’Udc (2 o 3 senatori) e gli autonomi di Trentino e Valle d’Aosta. Scompare la sinistra radicale, mentre la Destra di Storace e Santanchè non supera le forche caudine dell’8 per cento. Ma vediamo con ordine come il centrodestra sia riuscito a riconquistare la Camera alta.
Nord: trionfo della Lega. Al di là delle scontate affermazioni in Lombardia e Veneto, delle conferme in Piemonte e Friuli e dello storico successo in Liguria, la vittoria segna anche il trionfo della Lega Nord che quasi ovunque raddoppia i consensi. L’11% della Lombardia nel 2006 si è trasformato in un 20%, il 6,5 del Piemonte in un 13,2%, il 3,8 della Liguria in un 6,2% mentre in Veneto il Carroccio è stato un vero e proprio carrarmato avanzando dall’11 al 26 per cento e dimostrando di aver saputo pescare anche all’interno del bacino storico del centrodestra. Il Pdl al Nord ha tenuto ed è ovunque il primo partito (in Lombardia e Veneto la pattuglia di senatori potrebbe pure aumentare di un paio di unità) segnando un incremento di circa tre punti percentuali proprio nella roccaforte «rossa» della Liguria e un piccolo avanzamento in Emilia dove pure la Lega ha pressoché raddoppiato i consensi.
Nord: non va l’effetto-Calearo. Le candidature, sebbene alla Camera, dei confindustriali Calearo e Colaninno non hanno particolarmente giovato al Pd al Senato. Va detto che i veltroniani hanno ottenuto più consensi della somma Ds-Margherita di due anni fa, ma si tratta di una vittoria di Pirro: i 4-5 punti guadagnati in Veneto e Lombardia provengono dai delusi della sinistra Arcobaleno e non scalfiscono il netto successo del centrodestra. Dell’accoppiata ha finito col giovarsi particolarmente l’Italia dei Valori che ha guadagnato rappresentanza anche nelle Regioni settentrionali. La questione Tav è stata pregiudiziale sia in Piemonte sia in Liguria.
Centro: il Pdl va. Il centrodestra ha ottenuto sostanziali conferme dal Centro-Italia. Anche nel Lazio dove il testa a testa con il Pd (2,4% di distacco e 600 sezioni da scrutinare) vale tre senatori di premio di maggioranza per la coalizione di Silvio Berlusconi. E per l’Abruzzo riconquistato alla causa del Pdl a sorpresa con una crescita di 5 punti percentuali sottratti in larga parte all’Udc. Per Veltroni & C. vale sempre lo stesso discorso: tutto il cospicuo guadagno (sintetizzabile in oltre dieci punti) viene dalla sinistra radicale. L’Italia, e il Centro ne è la fotografia, si è sostanzialmente polarizzata.
Sud: la fine di Bassolino e Pecoraro. La vittoria del centrodestra al Senato è testimoniata dalla conquista della Campania. Il Pdl assieme all’Mpa ha ottenuto la maggioranza assoluta delle preferenze (51%). La Regione che aveva condannato la Cdl alla sconfitta nel 2006 è ora un punto di partenza. Il 29% del Pd non è estremamente punitivo, ma segna comunque la sconfitta del regno del governatore Bassolino. E con lui viene penalizzata la Sinistra arcobaleno che ottiene meno del 4%: sul banco degli imputati l’ambientalista Pecoraro.
Sud: non c’è il terzo polo. L’Udc, come detto, ottiene 2 senatori (forse 3), ma non sfonda la soglia dell’8% né in Campania né in Puglia. L’effetto-Cuffaro è premiante solo in Sicilia e penalizza il Pd che pure guadagna un 3 per cento. Le tasse del governatore Soru, invece, fanno perdere al Pd la Sardegna dove il centrodestra conquista in parte anche il voto centrista. Completando un 13-7 che non lascia spazio alle interpretazioni dei veltroniani.