Il Pdl vuol riformare la par condicio Ma per l’opposizione è già regime

RomaÈ bastato evocare la formula magica, «par condicio», e subito è scattata la contraerea. Con tutta l’opposizione sulle barricate, a denunciare i «tentativi di blitz» del Pdl e gli «atti di prepotenza» del governo.
In realtà, di nuovo per ora c’è solo il testo di una proposta di legge, presentata da Ignazio Abrignani (Pdl) e depositata ieri alla Camera, per modificare le attuali norme che regolano l’informazione tv durante i periodi elettorali. Proposta che ovviamente va nella direzione sempre auspicata dal premier: spazi tv distribuiti su base proporzionale; diritto di tribuna per i partiti minori; possibilità di accesso per i candidati nelle trasmissioni di intrattenimento. E poi la reintroduzione degli spot a pagamento in tv. Ma su quest’ultimo punto, sul quale lo stesso presidente della Camera Gianfranco Fini ha già fatto trapelare la propria contrarietà, il presentatore della Pdl fa subito retromarcia: «Per togliere alibi alla sinistra - annuncia - proporrò autonomamente un emendamento soppressivo di quel comma».
Le reazioni contrarie non si sono fatte attendere. Per il segretario Udc Cesa «parlare ora di par condicio è abnorme e inopportuno». Dal Pd parlano gli «esperti tv» in quota Franceschini-Veltroni: da Vincenzo Vita a Roberto Zaccaria. Per loro affrontare il tema è «improponibile», a meno che prima non si intervenga con «una normativa seria sul conflitto di interessi, incisiva sulle concentrazioni». Il vicepresidente della Vigilanza, Giorgio Merlo, auspica «un dialogo con la maggioranza sulle riforme», ma avverte che in campo televisivo ogni intervento richiede «una comune convergenza tra maggioranza e opposizione». Intanto i piccoli partiti, dai socialisti al Pdci a Idv, gridano all’attentato alla democrazia. Anche per mettere sull’avviso il Pd, che alle regionali avrà bisogno del loro apporto nelle alleanze, che non potrà fare accordi sulla loro pelle. Anche se tentato da una modifica che lo avvantaggerebbe come forza maggiore. «Ma Bersani non ci cadrà», assicurano dall’Udc.
Dallo stesso Pdl si fa sapere che non c’è alcun blitz: «Nessuna accelerazione, sulla materia non è stata ancora fatta alcuna istruttoria con l’opposizione, e neppure nella maggioranza». E poi, si fa notare, in piena sessione di bilancio pensare di poter mettere mano a una riforma della par condicio, con tutta l’opposizione sulle barricate, è poco realistico: l’obiettivo vero non è portare a casa norme più elastiche per le prossime regionali, ma preparare il terreno in vista delle elezioni politiche. Quando saranno.