Il Pdl a Zingaretti: «Vuole disobbedire? Allora si dimetta»

E bravo Zingaretti. Chi si sarebbe aspettato da parte del presidente della Provincia di Roma - che all’atto del suo insediamento ha giurato fedeltà alla Repubblica - un impeto di giovanile, improvvisa euforia e una sconcertante dichiarazione contro il decreto Gelmini: «Chiamatela pure disobbedienza civile o disobbedienza istituzionale», ma «io disobbedisco». Espressioni lanciate forse nella speranza di riscuotere un personale effetto mediatico in un momento in cui tutti gli esponenti del Pd affannosamente e in ogni modo cercano di esibirsi - cavalcando la protesta studentesca - dopo la sconfitta elettorale di Veltroni. Zingaretti è arrivato al punto di far distribuire nell’aula consiliare di palazzo Valentini le fotocopie di due articoli tratti da altrettanti quotidiani che riportavano le sue «solenni» dichiarazioni. Accantonando la dovuta riflessione da parte di un pubblico amministratore prima di lasciarsi andare a espressioni che nulla hanno a che fare con il decreto Gelmini, come osserva la parlamentare del Pdl Barbara Saltamartini, ex consigliere provinciale. «Le competenze sulla scuola della Provincia sono relative all’edilizia scolastica degli istituti medi superiori», precisa la Saltamartini. «Zingaretti evidentemente non sa cosa prevede il decreto: voto in condotta, maestro unico, educazione civica e tempo pieno nelle scuole elementari. Nulla riguardo le competenze della Provincia. La sua posizione è semplicemente demagogica, ma allo stesso tempo gravissima: non si può proclamare la disobbedienza rispetto alle leggi approvate dal Parlamento. Zingaretti farebbe bene a rimettere il suo mandato nelle mani degli elettori».
Le fa eco Piergiorgio Benvenuti, nella scorsa consiliatura capogruppo di An a Palazzo Valentini. «È il presidente della Provincia di Roma o un agitatore delle piazze? Zingaretti farebbe bene a occuparsi delle lacune presenti e di quelle ereditate dalla precedente giunta di centro-sinistra in materia di sicurezza, stabilità e manutenzione degli edifici scolastici. Dimostra di non conoscere le competenze dell’istituzione che presiede, deve dimettersi».
Dura anche la reazione del Gruppo Pdl della Provincia. «L’appello alla disubbidienza istituzionale di Zingaretti - sottolinea il capogruppo Andrea Simonelli - rappresenta una lesione del suo ruolo istituzionale. Nel momento in cui si è chiamati a governare la più grande Provincia italiana si dovrebbe tenere distinta l’appartenenza politica dal ruolo istituzionale». Lo affianca il consigliere provinciale Romeo De Angelis. «Non si può essere a capo di un’istituzione e proclamare la disobbedienza civile, atteggiamento tipico delle sinistre di lotta e di governo». «Si direbbe - incalza la parlamentare del Pdl, Beatrice Lorenzin - che Zingaretti voglia assumere le sembianze di Nunzio D’Erme con la sua disobbedienza civile al decreto Gelmini. Dunque è questa la cosiddetta sinistra moderata dentro il Pd? È incredibile - conclude - che questi signori si autodefiniscano riformisti e poi rifiutino di accettare sia il cambiamento di un sistema vetusto e sull’orlo del collasso, sia le regole alla base della democrazia».
Dal Campidoglio fanno sentire le loro voci Fabrizio Santori e Lavinia Mennuni, consiglieri del Pdl. «Sosterremo qualsiasi azione voglia intraprendere il gruppo provinciale del Pdl per far comprendere a Zingaretti quanto sia importante e necessario il rispetto delle istituzioni, a prescindere dai colori politici e dalle casacche partitiche che si indossano», fa sapere Santori. Incalza la Mennuni. «La posizione di Zingaretti è gravissima: se per ogni legge votata da un Parlamento sovrano che non si condivide, invece di ricorrere agli strumenti costituzionalmente garantiti - referendum e Consulta - si fa disobbedienza, si finirà per avere una repubblica anarchica. Ma forse a Zingaretti va bene così». Sicuramente «sarebbe il caso di usare il buon senso e dire basta alla propaganda"» suggerisce, infine, il consigliere provinciale Federico Iadicicco (Pdl).