PEARL JAM Ritorno al rock duro

La prima volta della band a Milano nel ’92

Antonio Lodetti

Eccoli qui finalmente i ribelli del rock. Quelli che si puntellano sul rock duro degli anni Settanta per trasformarsi in pasdaran del grunge e tuonare - in musica e testi - contro la guerra e lo sfascio del sogno americano. Sono i Pearl Jam, stasera al Forum di Assago con la terza tappa italiana (dopo Bologna e Verona e prima di Torino e Pistoia) del World Wide Tour partito con l’anteprima londinese al Teatro Astoria lo scorso aprile. Loro che fanno del concerto dal vivo una ragione di vita mancano dall’Europa da sei anni, dopo il tragico festival di Roskilde.
I fan di vecchia data ricorderanno il primo concerto in città del ’92, quando erano portabandiera del rock trasgressivo ed indipendente. Ora dopo aver superato i quarant’anni e venduto quaranta milioni di dischi, continuano a combattere giocando in equilibrio tra il loro ruolo di guastatori del sistema e rock star di livello internazionale.
Certo il maledetto Eddie Vedder, i chitarristi Mike McCready e Stone Gossard, il bassista Jeff Amert, il batterista Matt Cameron e il tastierista Adam Kaspar non mollano mai. Anzi, l’ultimo album, semplicemente intitolato Pearl Jam, è un ritorno ai suoni duri e cattivi metabolizzati dai Led Zeppelin, dal Neil Young più duro, dai Who (Gone ha come sottotitolo Thanks P.T. come dedica a Pete Townshend).
Lui che è la coscienza critica, il grillo parlante della band, si esprime solo attraverso la musica. È sul palco - o su disco - che lancia i suoi strali con suoni e linguaggio diretti e brutali. il messaggio è: basta utopie belle e impossibili, guardiamo in faccia e denunciamo la realtà.
Guardando all’oggi con nuovi brani come Worldwide Suicide (ovvero suicidio mondiale) con particolare riguardo alla guerra (Army Reserve, Marker In the Sand), ai problemi sociali (Unemployable) o volgendosi ad un passato sempre attuale nella feroce rilettura della caustica Masters of War di Bob Dylan.
«La musica non cambia il mondo, ma certo cambia lo spirito e anche i punti di vista, e aiuta a star meglio», questo il loro motto, anche se sottolineano che i tempi in cui viviamo «fanno paura e mettono angoscia». Eppure loro sono lì, a ripartire dalle radici con suoni basici e tirati, lunghi assolo di chitarra, molta sostanza e poca apparenza, a celebrare il rito pagano del rock.
Inutile cercare di intuire la scaletta di stasera. Con un repertorio come il loro Vedder e soci si divertono a cambiare completamente repertorio ogni sera. A Bologna hanno eseguito canzoni nuove come Worldwide Suicide e Gone (ormai dei classici) passando dal primo successo Alive a Do the Evolution, e Better Man per arrivare al bis con Baba O’Riley dei Who. Ma nei precedenti concerti hanno toccato anche il repertorio di Neil Young (con cui si sono trovati spesso sul palco) e proposto molte sorprese.
Pearl Jam, Forum di Assago, info 02-5810344, oggi ore 21, ingresso da 48,30 a 40,20 euro