Peccato, niente girotondi dei Centoautori davanti all’Auditorium

Be', sarebbe stato meraviglioso, altro che Monica Bellucci bionda! Mezzo cinema italiano di sinistra, quello giovane e scalpitante dell'associazione Centoautori, ma anche qualche babbione dell'Anac, stretto in un clamoroso girotondo attorno all'Auditorium; o magari, più ragionevolmente viste le misure dell'area, riunito davanti all'odiato red carpet, con striscioni, volantini e cartelli. Per contestare la veltroniana e luccicante Festa, chiamata a formare il nuovo pubblico del cinema unendo Gramsci e Abete, nel caso il Senato non approvasse sollecitamente le proposte «salvacinema» contenute nella Finanziaria. Valerio Jalongo, uno dei più arrabbiati, aveva promesso pugnaci «azioni di disturbo», e anche il pasdaran Daniele Luchetti, regista di Mio fratello è figlio unico, s'era detto pronto a portare in piazza, contro il detestato partito trasversale Rai-Mediaset-Sky, Bellocchio, Verdone, pure Bertolucci, ancorché ospite d'onore della Festa: «Se necessario, faremo qualcosa di molto serio». Invece, informa l'Unità, le senatrici Franco e Finocchiaro hanno rassicurato i cineasti su tax-shelter, «tassa di scopo» e revisione dell'ex legge 122. Così Citto Maselli ha frenato le masse, Jalongo s'è detto «felice di avere un governo che tiene alla cultura». Insomma, niente contestazione. In realtà, anche tra i «Centoautori» c'era chi aveva accolto freddamente l'ipotesi del sit-in, da Marco Bellocchio, tutto preso dalla preparazione del suo Vincere sul Duce, a Maurizio Sciarra, oggi nel cda del Luce, per il quale «scrivere di registi quando non ci sono film non è mai un buon segno». Parole sante.
BUONGIORNO. Non si può dire che Le deuxième souffle, primo film della Festa, sia stato proprio un successo sul piano critico. «Che senso ha cominciare con un film tanto inutile?», s'è chiesta la Repubblica, mentre il Corriere ha parlato di «Gangster francesi rifatti senza gloria» e la Stampa ha sparato: «Non si comincia bene». Diciamo più diplomatico, vista la contiguità politico-geografica, il titolo del Messaggero: «Corneau piace, malgrado tutto». Malgrado.
CATTIVERIE. «E ci voleva Gilles Jacob per cucire insieme 'sti quattro spezzoni della Magnani? A mio figlio veniva meglio» (Valerio Caprara a proposito del pleonastico Anna Magnani, lupa romana, 8 minuti firmato dal gran capo del festival di Cannes). «E me lo chiedete? È il sogno di una vita» (Walter Veltroni al Tg1, preso sotto braccio da una Sophia Loren simil Nefertiti, inguardabile, che finge di emozionarsi).
GIUSTA DISTANZA. Fa un po' sorridere Fabrizio Bentivoglio nei panni di un caporedattore locale del Resto del Carlino. Nel film di Mazzacurati teorizza la regola professionale della «giusta distanza», ovvero: «Non troppo lontano perché sennò non c'è pathos, ma neanche troppo vicino perché se il giornalista si perde nell'emozione è finito». In sala, a fine proiezione, un critico s'è chiesto quale fosse la «giusta distanza» da esercitare nei confronti del sontuoso seno della protagonista Valentina Lodovini.
FORI TRAIANEI. «E che so' Bulgari?». Così Gaetano Blandini smentisce la notizia in merito a un sontuoso party ai Fori Traianei che sarebbe offerto dal ministero per il restauro di «C'era una volta il West».