IL PECCATO DI WALTER

Sembra che Walter Veltroni proceda con il passo del gambero. Il primo giorno avanza per rafforzare il bipolarismo legittimando il dirimpettaio berlusconiano e bastonando i partitini; il secondo vira di fianco dando fiato alla solita solfa per cui gli avversari sono «un guazzabuglio» che fanno «maquillage»; e il terzo proclama di rappresentare la parte che è sempre stata bella e buona mentre gli oppositori sono brutti e cattivi.
E ieri è stato il terzo giorno. Da queste colonne abbiamo più volte dato atto a Veltroni di avere compiuto un gesto coraggioso quando ha rotto con i massimalisti, così contribuendo a razionalizzare il sistema con la formazione dell'unica lista del Partito democratico. Ma oggi non possiamo accettare la visione manichea del discorso elettoralistico di Spello.
L'ambiguità di Veltroni è di presentarsi come una creatura angelica immune dai mali della sua antica appartenenza politico-ideologica e dalla responsabilità della sua recente coalizione di governo. Occorre ricordare che il leader Pd ha addirittura sostenuto di non essere mai stato comunista, e di volere incarnare lo spirito dell'America positiva contro quella negativa, ignorando che negli Stati Uniti vige uno spirito patriottico che non consente la contrapposizione tra politica buona e cattiva?
Perciò c'è qualcosa di effimero nelle parole di Walter. Come l'idea che la vittoria del suo partito avrebbe una ragione mentre il centrodestra sarebbe senza obiettivi; o che il centrosinistra è nuovo di zecca mentre gli avversari rappresentano il passato che si ripete. Vi pare credibile la promessa di ridurre le tasse perché il governo Prodi ha risanato il bilancio? Vi pare possibile la promozione di «un ambientalismo del fare», dopo che il centrosinistra ha bloccato ogni iniziativa di ammodernamento e, con Bassolino, ha riempito la Campania di spazzatura?
Le fantasie veltroniane sembrano non avere limiti. Fa sorridere l'affermazione secondo cui non è stata la politica del centrosinistra a essere sbagliata, ma la colpa è più in generale da attribuire alle divisioni politiche, quasi che venissero dal cielo e non dalla stessa coalizione di governo.
Ora che la ragionevolezza ha fatto un passo avanti sulla strada di una democrazia matura con l'eliminazione dei nanetti ricattatori, sarebbe opportuno che il leader democratico si spogliasse dalla vecchia presunzione dei comunisti che pretendevano di essere «moralmente diversi» mentre erano solo affetti dal complesso di inferiorità rispetto ai partigiani della libertà e della democrazia.
Coraggio, Veltroni, la buona politica ha bisogno di parole di verità, non di immagini fasulle!
m.teodori@mclink.it