Pechino attacca il Dalai Lama: "Falsa lista delle vittime"

Nuovo attacco del governo cinese
al governo tibetano in esilio. Secondo l’agenzia di stampa
ufficiale cinese la lista delle
vittime di Lhasa fornita 2 settimane fa dai tibetani
è "assolutamente falsa"

Pechino - Nuovo attacco del governo cinese al governo tibetano in esilio. Secondo l’agenzia di stampa ufficiale cinese, la Xinhua, la lista dei 40 nomi delle vittime di Lhasa fornita 2 settimane fa dai tibetani in esilio è "assolutamente falsa": almeno una persona inclusa nell’elenco è ancora in vita, scrive l’agenzia, e l’identità di altre 33 persone è impossibile da verificare. "La lista è totalmente falsa e punta ad alimentare la violenza orchestrata dalla cricca del Dalai", scrive l’agenzia, citando una fonte della polizia a Lhasa. Sul bilancio delle vittime delle proteste scoppiate a marzo a Lhasa continua a rimanere una totale discrasia tra i numeri forniti da Pechino (20 persone uccise, di cui 2 agenti) e quelli forniti dal governo tibetano in esilio, secondo il quale sono morte almeno 150 persone.

Il discorso del Dalai Lama In un discorso pronunciato ieri a Dharamsala, sede del governo tibetano in esilio in India, il Dalai Lama ha ribadito le grandi difficoltà in cui vive il popolo tibetano e ha accusato le autorità cinesi di fare dichiarazioni menzognere nei suoi confronti. Ma ha ripetuto di non essere favorevole al boicottaggio delle Olimpiadi in Cina e di volere, "per il futuro del Tibet", una soluzione nell’ambito della Repubblica Popolare Cinese (la cosiddetta via di Mezzo). Nel suo discorso - riportato oggi per intero su Repubblica - il Dalai Lama sostiene che è "assolutamente falsa" l’accusa rivoltagli da Pechino di "aver istigato e orchestrato gli avvenimenti in Tibet. Io ho ripetutamente lanciato appelli affinché un ente indipendente e internazionale si facesse carico di un’inchiesta approfondita per valutare quanto è accaduto. Se la Repubblica Popolare Cinese ha in mano prove e testimonianze a supporto delle affermazioni fin qui fatte, dovrebbe renderle note al mondo intero. Fare dichiarazioni non supportate da prove non è sufficiente". "Per il futuro del Tibet - continua il leader spirituale tibetano - ho deciso di trovare una soluzione nell’ambito della Repubblica Popolare Cinese: dal 1974 sono rimasto fedele all’approccio reciprocamente vantaggioso della Via di Mezzo. Ormai il mondo intero lo conosce: significa che tutti i tibetani devono essere governati da un’amministrazione che goda di una significativa autonomia regionale e nazionale, con tutto ciò che questo comporta - autodeterminazione, piena responsabilità decisionale - tranne che per le questioni inerenti alle relazioni estere e alla difesa nazionale. Tuttavia, sin dall’inizio ho detto che i tibetani hanno il diritto di decidere il futuro del Tibet". "Ospitare i Giochi Olimpici quest’anno - spiega il Dalai Lama - è motivo di grande orgoglio per il miliardo e duecento milioni di cinesi. Fin dall’inizio ho appoggiato la decisione di disputare le Olimpiadi a Pechino. La mia posizione è immutata. Credo che i tibetani non dovrebbero ostacolare in nessun modo i Giochi: ma è diritto legittimo di ogni tibetano lottare per la propria libertà e il rispetto dei propri diritti«. Poi l’appello alla non violenza: »Voglio sollecitare i miei concittadini tibetani che vivono fuori dal Tibet a essere quanto mai vigili. Non dovremmo impegnarci in nessuna azione che possa anche minimamente essere considerata violenta. Perfino in presenza di provocazioni, non dobbiamo mai permettere che i nostri valori più preziosi e profondi siano compromessi. Credo fermamente che conseguiremo il successo seguendo la strada della non-violenza. Dobbiamo essere saggi, comprendere da dove nascono l’affetto e il supporto dimostrati senza precedenti per la nostra causa. Infine, desidero ripetere ancora un’ultima volta il mio appello ai tibetani affinché pratichino la non-violenza e non si allontanino mai da questo cammino, per quanto grave possa essere la situazione".