Pechino al Dalai Lama: disponibili a un colloquio

Agosto s’avvicina, la fiaccola olimpica arranca tra strade giapponesi svuotate da proteste e misure di sicurezza e Pechino fa buon viso a cattivo gioco. Consapevoli di essersi attirate la diffidenza dell’opinione pubblica internazionale, le autorità cinesi rinunciano alle maniere forti e provano ad affrontare la partita olimpico-tibetana con un po’ più di diplomazia. Da ieri il deprecato Dalai Lama non è più una creatura malvagia sempre pronta ad istigare alla violenza e alla ribellione, ma ridiventa un interlocutore con cui discutere e trattare. La svolta, più volte auspicata da Stati Uniti e Unione Europea, arriva un mese dopo la durissima repressione della rivolta di Lhasa e viene annunciata da un trafiletto dell’agenzia ufficiale Xinhua. «In considerazione delle ripetute richieste avanzate dallo schieramento del Dalai per la ripresa dei colloqui il dipartimento governativo competente intratterrà consultazioni con i rappresentanti del Dalai Lama nei prossimi giorni».
Fin qui il freddo e burocratico annuncio andrebbe preso con le molle. La dichiarazione è attribuita ad un anonimo funzionario e non è seguita da alcuna conferma ufficiale. Ma il tono e la rinuncia a termini come «la cricca del Dalai» sostituiti da un meno aggressivo «schieramento del Dalai» inducono all’ottimismo. «Si spera che attraverso questi contatti e queste consultazioni lo “schieramento del Dalai” si decida a compiere mosse credibili e a creare condizioni favorevoli ai colloqui – aggiunge l’anonimo funzionario – rinunciando ai tentativi di dividere la Cina e smettendo di complottare, di incitare alla violenza e di sabotare i Giochi».
Una conferma indiretta arriva da fonti vicine al Dalai Lama, che ammettono di essere in contatto con Pechino per concordare l’atteso round di colloqui. «La proposta è arrivata attraverso canali privati e accenna alla possibilità d’incontri – spiega il rappresentante personale del Dalai Lama Kelsang Gyaltsen specificando però di non conoscere - né la data, né il luogo, né gli argomenti che potranno venir affrontati nei colloqui». Tdenzin Taklha, un altro portavoce ufficiale del Dalai Lama, rifiuta invece di avallare negoziati che non riguardino specificamente il problema della regione tibetana e della sua popolazione. «Il fatto che ci dicano di volere degli incontri non è abbastanza, gli eventuali negoziati devono essere focalizzati su questioni e problemi reali, altrimenti non saranno di nessun giovamento».
L’apertura di Pechino è accolta come una liberazione da Stati Uniti ed Europa. Dopo un mese di convulsioni diplomatiche in cui lo sdegno per la spietata repressione della rivolta di Lhasa era commisurato alla necessità politica, economica e sportiva di non rompere con Pechino, le capitali europee tirano un sospiro di sollievo. «Siamo felici di sapere che le autorità cinesi avvieranno colloqui con il rappresentante del Dalai Lama», spiegano i portavoce di Washington. E Nicolas Sarkozy, il primo in Europa ad aver detto di non voler partecipare alla cerimonia d’apertura dei Giochi, parla di «nuove speranze aperte dal passo cinese».