Pechino «Dice menzogne, gli Usa non lo aiutino»

Altolà di Pechino al Congresso statunitense che vorrebbe approvare una risoluzione per sollecitare la Cina a mettere fine alla «repressione» in Tibet. Per il governo cinese le denunce del Dalai Lama sono «menzogne che non meritano risposta». Da qui l’invito al Congresso di Washington a ritirare la mozione, che è stata presentata lunedì e che gode dell’appoggio della stessa speaker della Camera, Nancy Pelosi, da sempre molto attenta alla causa tibetana. «La risoluzione proposta al congresso americano da qualche parlamentare anti-cinese va contro la storia e la realtà del Tibet», ha detto il portavoce del ministero degli Esteri Ma Zhaoxu . La risoluzione rivolge un appello al governo cinese «affinché risponda alle iniziative del Dalai Lama per trovare una soluzione alla situazione tibetana». L’avvertimento di Pechino arriva in un momento di tensione nei rapporti con Washington, dopo l’incidente di domenica che ha coinvolto una nave oceanografica della Marina statunitense. Secondo il Pentagono l’imbarcazione sarebbe stata minacciata domenica scorsa da cinque unità cinesi nel mar della Cina e si sarebbe sfiorata una vera e propria battaglia. I cinesi dal canto loro lanciano accuse pesanti: in base a dichiarazioni di fonti anonime vicine al ministero degli Esteri di Pechino la nave svolgeva una sorveglianza illegale al largo dell’isola meridionale di Hainan. Secondo il direttore nazionale dell’intelligence Usa Dennis Blair, che ha parlato in un’audizione al Senato la disputa con la Cina sulla nave Usa, «è la più grave dal 2001», quando un aereo militare americano venne costretto ad atterrare in Cina. Pechino mostra negli ultimi tempi «un atteggiamento più aggressivo» per quanto riguarda le sue forze militari, ha aggiunto Blair.