Pechino fa marcia indietro sui crocifissi alle olimpiadi

da Pechino

La Cina ha fatto una frettolosa e parziale marcia indietro sul divieto imposto a giornalisti e membri delle squadre olimpiche di importare «materiale» che potrebbe essere usato per «attività religiose o politiche». La gaffe era stata fatta giovedì dal comitato organizzatore, il Bocog, nel corso del secondo World Press Briefing, un incontro con i media internazionali per definire le modalità della copertura dei Giochi.
Nella lista degli articoli la cui importazione è «proibita» per giornalisti, atleti e gli altri membri delle delegazioni che verranno a Pechino per le Olimpiadi del 2008, compariva giovedì, al punto 7, la voce «opuscoli e materiali usati per qualsiasi attività religiosa o politica o per dimostrazioni». Tanto da far pensare che fossero proibiti anche oggetti come crocifissi appesi al collo o altri simboli personali di varie religioni. Ieri, la sorpresa: sui banchi dei partecipanti è apparso a metà mattina un foglio con una nuova versione degli articoli «vietati»: questa volta, si parla di «materiale promozionale usato per qualsiasi attività religiosa o politica». Funzionari del Bocog non sono stati in grado di spiegare cosa precisamente si intenda per «materiale promozionale» ma hanno chiarito che manifestazioni «personali» di fede, come portare una croce al collo o, nel caso di una donna musulmana, un fazzoletto sulla testa, non saranno ostacolate. Sarà al contrario vietato «distribuire» materiale.
Inoltre, nel villaggio olimpico ci saranno degli spazi per «esercitare attività religiose in accordo con la legge». Un portavoce del Comitato Olimpico internazionale, Anthony Edgar, ha ricordato che nella Carta olimpica si afferma che «in nessun caso le Olimpiadi devono essere usate per la propaganda politica».