Pechino lancia segnali al Papa e al Dalai Lama

da Pechino

La Cina ha lanciato ieri segnali di «buona volontà» al Vaticano e al Dalai Lama, il leader tibetano in esilio da oltre quarant’anni. In un’intervista pubblicata dal quotidiano China Daily, il direttore dell’Ufficio per gli Affari Religiosi Ye Xiaowen ha confermato per la prima volta che sono in corso colloqui con la Santa Sede e ha affermato che la normalizzazione delle relazioni «potrebbe avvenire presto».
Le dichiarazioni di Ye, massimo responsabile per le questioni religiose del Partito comunista cinese, suonano come una risposta a quelle del neo-cardinale di Hong Kong, Joseph Zen, che aveva detto di essere stato contattato da Pechino e di ritenere che nella capitale «qualcuno» abbia fiducia nella sua buona fede. Zen inoltre aveva affermato che l’allacciamento di relazioni diplomatiche tra Vaticano e Cina potrebbe avvenire prima delle Olimpiadi di Pechino del 2008.
Gli osservatori ritengono «significativa» anche l’apertura al Dalai Lama, che nonostante il lungo esilio ha mantenuto una forte influenza in Tibet. Pechino, ha detto Ye, «potrebbe acconsentire» a una visita in Cina e in Tibet del Dalai Lama se «rinuncerà all’indipendenza» del suo Paese. Dopo vent’anni di incomunicabilità, rappresentanti del leader tibetano e del governo cinese si sono incontrati più volte a partire dal 2002. Ye ha ammesso per la prima volta che i contatti ci sono stati e che si è parlato di un possibile viaggio del Dalai Lama in Cina. Inoltre, per la prima volta i cinesi non hanno fatto cenno alla seconda condizione posta da Pechino all’anziano monaco: quella di un riconoscimento esplicito che l’isola di Taiwan è «parte integrante» della Cina.
Anche per quanto riguarda le relazioni col Vaticano la Cina ha le sue condizioni, che Ye Xiaowen ha puntualmente ripetuto: in primo luogo, ha detto, deve rompere le relazioni diplomatiche con Taiwan e in secondo luogo deve impegnarsi a «non interferire negli affari interni della Cina con la scusa della religione». Questione che fa riferimento al «nodo» delle nomine episcopali. I due Stati non hanno relazioni dal 1951, due anni dopo la salita al potere di Mao Zedong. Monsignor Lajolo, ministro degli Esteri del Vaticano, ha dichiarato una settimana fa che la Santa Sede è pronta a riconoscere la Repubblica Popolare e quindi a rimuovere la Nunziatura da Taipei. Secondo il cardinale Zen sull’altro punto controverso, quello della nomina dei vescovi, «è possibile trovare un accordo».