Pechino: «No alle sanzioni». È l’asse con Teheran contro l’America

Ormai anche la Russia, sempre su posizioni possibiliste nei confronti di Teheran, sembra essersi allineata a Washington e all’Europa intenzionate a far approvare al Consiglio di Sicurezza dell’Onu severe sanzioni contro l’Iran per l’ambiguità del suo programma nucleare. Ma tra i Grandi del mondo c’è ancora un Paese apertamente restio a seguire questa strada: la Cina.
Ancora ieri, di fronte ad affermazioni provocatorie di Ahmadinejad e di alcuni suoi collaboratori che parlavano della capacità iraniana di arricchire l’uranio fino ai limiti necessari per produrre armi atomiche, Pechino si è tenuta fuori dal coro internazionale di critiche. Ha invece insistito sul consumato ritornello della «necessità del dialogo diplomatico per risolvere la crisi». Alcuni osservatori americani ritengono che la Cina, in rapporti sempre più tesi con gli Stati Uniti, possa spingersi fino a porre il proprio veto in Consiglio di Sicurezza alle sanzioni contro l’Iran. Ma altri pensano invece che Pechino, dopo che la Russia si è detta disposta ad appoggiare le misure restrittive, preferirà evitare di trovarsi completamente isolata.
In attesa di vedere cosa accadrà effettivamente al Palazzo di Vetro, vale la pena di approfondire perché la Cina è così poco disposta a sostenere le sanzioni contro il regime iraniano. Le risposte sono fondamentalmente due, una assai concreta e una più psicologica. La prima riguarda i sempre più stretti rapporti economici, politici e militari che Pechino e Teheran hanno stretto negli ultimi anni: nel 2008 l’interscambio commerciale ha superato i 27 miliardi di dollari (+35% rispetto all’anno precedente) e in particolare è in pieno sviluppo la collaborazione nel settore strategico del petrolio. La seconda risposta ha a che vedere con l’assoluta indifferenza del regime cinese verso le richieste di libertà democratiche in qualsiasi Paese del mondo.
Questo atteggiamento ha fatto sì che negli ultimi anni la Cina sia diventata senza alcuno scrupolo partner privilegiata dei peggiori e più corrotti regimi del Terzo Mondo, soprattutto in Africa dove sta conducendo una determinata politica di penetrazione economica, mirata in primo luogo al procacciamento di materie prime. RFab