Pechino, scoppia la guerra sul web

La censura di Pechino colpisce Internet non solo con l’oscuramento dei siti scomodi
ma anche con attacchi mirati di hacker. <strong><a href="/a.pic1?ID=250483">Londra accusa la Cina</a></strong> per la violazione dei diritti umani. In Tibet, prodotti cinesi bruciati per protesta: <strong><a href="/video.pic1?ID=prodotti_bruciati.flv">guarda il video</a></strong>

Londra - La censura di Pechino colpisce Internet non solo con l’oscuramento dei siti scomodi ma anche con attacchi mirati di hacker. Le ultime vittime della "cyberguerra" cinese sono le Ong considerate ostili, riporta il sito della Bbc. A denunciare attacchi, oltre ad associazioni che sostengono il Tibet, ora anche l’organizzazione Save Darfur Coalition, che spesso accusa Pechino per il suo ruolo in questa tragedia umanitaria. In quest’ultimo caso, affermano i rappresentanti di Save Darfur, è stata allertata anche l’Fbi.

Gli attacchi avvengono prevalentemente sotto forma di mail contenenti allegati che se aperti installano nei computer dei ’programmi spià, che consentono di sapere tutto ciò che avviene al loro interno. Dalle prime indagini è emerso che le mail partono da computer dislocati nella capitale cinese: "Qualcuno a Pechino ci sta mandando un messaggio - afferma Allyn Brooks, portavoce dell’organizzazione - anche se non abbiamo ancora prove concrete che gli attacchi siano stati organizzati dal governo".

Lo stesso problema dell’ong pro Darfur viene riscontrato da qualche giorno anche dalle associazioni pro-Tibet. Secondo un rapporto dell’Internet Storm Center, un sito che censisce l’attività dei virus informatici, da quando sono iniziati i disordini in Tibet gli hacker hanno preso di mira i siti a favore dei monaci il triplo delle volte.