Pechino vuole scuse ufficiali da Oslo per il Nobel al dissidente Liu

È la condizione obbligata per normalizzare i rapporti bilaterali, soprattutto quelli commerciali, ma somiglia molto a un ricatto

La Cina esige dalla Norvegia scuse ufficiali per normalizzare i rapporti bilaterali, incrinatisi a seguito dell'attribuzione lo scorso ottobre del Premio Nobel per la pace al dissidente cinese Liu Xiaobo. La richiesta di scuse è stata avanzata dall'ambasciatore cinese a Oslo, Tang Guoqiang, nel corso di un intervento all'Istituto Confucio (un organismo incaricato di promuovere la lingua e la cultura cinese) di Bergen (città nell'ovest della Norvegia) la scorso fine settimana.
«Ha richiesto le scuse da parte del governo norvegese», ha detto Dan Femoen, un responsabile politico di Bergen, presente all'incontro. «Ha detto che i rapporti commerciali tra i due Paesi non sono impossibili, ma sono più difficili se non saranno presentate delle scuse per l'assegnazione del Nobel della pace», ha precisato. Anche Marit Warncke, direttrice della Camera di commercio di Bergen, ha riferito che l'ambasciatore ha richiesto alla Norvegia delle scuse ufficiali.
La Cina non pare minimamente intenzionata a deflettere dalla sua politica di repressione di ogni forma di opposizione al regime guidato dal partito comunista, al potere dal 1949. Pechino ha avvertito oggi che gli stranieri dovrebbero astenersi dal fare commenti sulla detenzione dell'artista cinese Ai Weiwei, mentre si moltiplicano le iniziative pubblicate o private in favore di questa personalità invisa al regime. «Si tratta di una questione su cui è in corso un'inchiesta, e all'estero non dovrebbero fare commenti», ha detto Jiang Yu, il portavoce del ministero degli Esteri di Pechino nel corso di un incontro con i giornalisti. Ai Weiwei è stato arrestato il 3 aprile a Pechino mentre tentava di partire per Hong Kong. L'artista avrebbe poi dovuto proseguire per la Germania e altri Paesi europei. Le autorità cinesi hanno aperto un'inchiesta per reati economici, e all'estero si è sviluppato un vasto movimento per richiedere la sua liberazione. L'Austria ha per esempio annunciato questa settimana di aver convocato l'ambasciatore cinese a Vienna per protestare contro l'arresto di Ai Wiewei, mentre il sindaco di New York Michael Bloomberg ha inaugurato ieri una esposizione di sculture dell'artista cinese.