Pecoraro annulla 17 decreti del Polo

da Milano

Il ministro dell’Ambiente cancella il Codice dell’ambiente. Pecoraro Scanio ha dichiarato «inefficaci» i 17 decreti che erano stati varati e sottoscritti dal suo predecessore, Altero Matteoli. L’avviso che fa decadere i 17 decreti attuativi della legge delega in materia di ambiente è stato pubblicato ieri sulla Gazzetta ufficiale. Secondo il ministero si tratta di «una misura inevitabile» trattandosi «di provvedimenti che erano stati pubblicati in Gazzetta nel maggio del 2006 a cura del ministero dell'Ambiente, sotto la responsabilità politica dell'allora ministro Matteoli, senza essere stati ritualmente inoltrati alla Corte dei conti per l'apposizione del visto di controllo preventivo di legittimità». I contenuti dei provvedimenti annullati riguardano soprattutto i rifiuti: la definizione dei tetti di inquinanti e delle procedure per terre e rocce di scavo, le semplificazioni per i piccoli cantieri in cui la produzione di questi materiali non supera i 6mila metri cubi, i modelli per il registro di carico e scarico, la riorganizzazione del catasto rifiuti e l’attribuzione di poteri all’autorità di vigilanza su rifiuti e risorse idriche.
Immediate le reazioni negative da parte del mondo industriale. «Consideriamo grave, sbagliata e preoccupante la decisione del ministro dell'Ambiente di annullare l'efficacia dei 17 decreti attuativi del Codice ambientale già pubblicati sulla Gazzetta ufficiale» ha detto Emma Marcegaglia, vicepresidente di Confindustria per l'energia e il coordinamento delle politiche industriali e ambientali. «È una scelta - ha proseguito - che contraddice la certezza delle regole e che nei contenuti va contro la semplificazione e la trasparenza».
Con la posizione di Emma Marcegaglia si sono schierati Roberto Snaidero, presidente di Federlegno-Arredo, che auspica un «ripensamento immediato»; il presidente di Federchimica, Giorgio Squinzi, per il quale lo stop è «assolutamente inaccettabile»; il direttore generale di Confindustria, Maurizio Beretta, che giudica il provvedimento «antindustriale»; il presidente di Assocarta, Giovanni Dell'Aria Burani che ritiene «sbagliato sospendere» i decreti. Per il presidente dell'Ance, Claudio De Albertis, «scelte di questo genere hanno l'effetto di provocare disorientamento tra le imprese di costruzione, destinatarie principali delle norme relative alla gestione delle rocce e terre da scavo dei cantieri edili. Cambiare norme in vigore, senza preavviso e in corsa - ha detto De Albertis - provoca pesanti effetti sull'attività delle imprese, soprattutto di quelle che nei loro cantieri avevano già adottato le nuove procedure».