Pecoraro: «Un atto democratico»

da Roma

L’ombrello dell’Unione si lacera nel giorno dell’anniversario della strage di Bologna: sinistra radicale e sinistra moderata giustificano e condannano allo stesso tempo i fischi alle istituzioni della piazza. Due posizioni quasi opposte: quella di Romano Prodi e di Sergio Cofferati, che definiscono «sbagliate» le proteste ai leader politici e quella di Rifondazione e Verdi: sono «sentimenti popolari», interviene il segretario del Prc Fausto Bertinotti, nei confronti dei quali, valuta, sarebbe bene usare «misura e comprensione».
Le parole di Cofferati sono state forse le più dure contro chi ha fischiato in particolare Giulio Tremonti: il contesto della commemorazione della strage di Bologna, ha detto il sindaco in piazza, «è stato disturbato dall’atteggiamento profondamente sbagliato e inaccettabile di un gruppo che ha fischiato il vicepresidente del Consiglio». Secco il commento del leader dell’Unione, Prodi: «Credo che sarebbe stato meglio evitarli», ha tagliato corto a proposito dei fischi. È molto solidale con Tremonti, Tiziano Treu della Margherita: «Sono certamente comprensibili - premette - la rabbia, il dolore e la delusione di chi non riesce ancora a ottenere la verità sulla strage di Bologna. Ma non è fischiando le istituzioni - sottolinea Treu - che rispettosamente e coraggiosamente hanno presenziato oggi, che si potrà ottenere giustizia». Per Clemente Mastella, leader dell’Udeur, si è trattato di una contestazione «inopportuna e inaccettabile»; Antonio Di Pietro esprime «solidarietà» ai parenti delle vittime «ma anche ai rappresentanti delle istituzioni che oggi hanno preso la parola da Bologna». Ogni persona ha il diritto di manifestare il proprio dissenso, sostiene Di Pietro, «ma lo deve fare secondo la legge, a partire dal rispetto per i rappresentanti delle istituzioni». L’Italia «non vuole dimenticare quei morti - aggiunge il segretario dello Sdi Enrico Boselli - ma tutto ciò non può in alcun modo giustificare chi ha disturbato la commemorazione fischiando il vicepremier Giulio Tremonti. Un atteggiamento «inaccettabile», si schiera Boselli, «un comportamento fazioso e irriguardoso di pochi sconsiderati». «Gli atti di intolleranza si devono condannare da qualsiasi parte provengano», ricorda il capogruppo Ds alla Camera Luciano Violante. Anche il presidente della Regione Emilia Romagna, Vasco Errani, definisce «inopportune» le proteste al vicepremier.
Ma di fronte a tante parole di solidarietà a Tremonti e di critica ai fischi, una parte della sinistra non cede: Franco Grillini, deputato bolognese dei Ds, riflette: «Io avrei scelto il silenzio, o avrei abbandonato la piazza come hanno fatto in tanti. Detto ciò non vedo un grande scandalo nei fischi a Tremonti». Anche Bertinotti chiarisce che non avrebbe mai fischiato, partecipando «alla commozione per le vittime». Ma, aggiunge il segretario di Rifondazione, «non condivido per nulla il j’accuse troppo facile verso la piazza che ha fischiato i simboli del potere da cui si sente lontana. Sarebbe bene invece che l’intera classe dirigente meditasse su questa distanza». Tremonti «non dovrebbe fare sarcasmo sui fischi - rimprovera anzi Marco Rizzo (Comunisti italiani) -. Si occupi invece dell'abolizione del segreto di Stato».
«Nessuno si lamenti per i fischi - si scandalizza di chi si scandalizza il verde Paolo Cento -. A Bologna vi è una forte esasperazione per i continui tentativi di rivedere la matrice neofascista della strage di Bologna». I fischi sono stati «un atto democratico», conclude quindi il presidente dei Verdi, Alfonso Pecoraro Scanio.