Pecoraro fa i saldi finali: pioggia di spese e nomine

da Roma

Sono i saldi di fine stagione del ministero dell’Ambiente. Provvedimenti ben pubblicizzati nel sito del dicastero guidato da Alfonso Pecoraro Scanio, che non desterebbero l’attenzione di nessuno se non fossero concentrati in un tempo brevissimo, a fine legislatura. E a ridosso di una serie di altre decisioni delicate, anche queste prese mentre il governo era già stato sfiduciato.
Finanziamenti come quelli a favore dei comuni, risultato di un accordo firmato dal ministro uscente, l’Anci (Associazione Nazionale dei Comuni Italiani) e alcune associazioni d’impresa. L’accordo, pubblicizzato il 22 febbraio, prevede «il rimborso forfettario di 10 milioni di euro da parte del settore della produzione destinato ai comuni italiani al fine di coprire parte dei costi da questi sostenuti e di realizzare nuove isole ecologiche sul territorio». Fino al 30 per cento di questa somma sarà, infatti, destinato ai comuni che realizzeranno «Centri di raccolta» presso i quali potranno essere messi i «rifiuti tecnologici», come tv ed elettrodomestici, scarti delle famiglie e delle aziende.
Corsa contro il tempo anche sul solare termodinamico, con lo sblocco delle risorse previste dalla Finanziaria 2008. In tutto, con una decisione che il ministero ha comunicato venerdì, sono stati sbloccati «20 milioni per il solare termodinamico e altri 20 milioni per le altre energie rinnovabili», ha spiegato lo stesso Pecoraro Scanio intervenendo alla riunione della task force su questa particolare forma di sfruttamento dell’energia solare, che è presieduta dal premio Nobel Carlo Rubbia.
Testimonial di eccezione per un ministero che rischia di vedere la sua immagine associata ai mucchi di immondizia napoletana. E che, a detta dei suoi critici, tenta di riguadagnare consensi anche con l’occupazione sistematica di ogni incarico a portata di spoil system. È fresco di questi giorni il j’accuse di Altero Matteoli, predecessore del leader dei Verdi, nei confronti di Alfonso Pecoraro Scanio sulla vicenda delle nomine dei Parchi. Polemica che ha accompagnato tutti i due anni di mandato del leader verde e che ha avuto in questi giorni un’ultima coda, in seguito al commissariamento dei Parchi della Sila e del Gargano. Per l’ex ministro ed esponente di An si tratta della prosecuzione della «pulizia etnica dei presidenti dei parchi nazionali nominati dal precedente governo. In questi venti mesi di governo del centro-sinistra - ha attaccato Matteoli - nelle nomine dei presidenti dei parchi nazionali italiani, purtroppo, non si è badato né ad esperienza né ai successi conseguiti nella gestione delle aree protette, ma si è tenuto conto solo dell’appartenenza politica, con un danno ad un patrimonio pubblico di tale importanza». Accuse alle quali il diretto interessato non ha replicato.
L’iperattivismo di fine legislatura ha fatto andare Pecoraro Scanio oltre il confine del suo dicastero. Nel primo Consiglio dei ministri dopo il voto del Senato che ha sancito la fine del governo di Romano Prodi, quindi già da ministro uscente, Pecoraro Scanio ha messo alla guida dell’Ense, Ente nazionale sementi elette, Marcello Cerasola. Nomina dell’ultim’ora che ha suscitato dubbi e malumori, sulla quale le commissioni parlamentari non hanno espresso il parere. E che, a quanto pare, è stata anche decisa contro il parere del ministro dell’Agricoltura Paolo De Castro, che avrebbe preferito Norberto Pogna.