Pecoraro provoca ancora: «Quei morti colpa del Polo»

da Roma

Tre anni dopo la strage di Nassirya, la commemorazione di quelle diciannove vittime italiane diventa una nuova occasione di divisione per la maggioranza di centrosinistra.
Se l’altro giorno era stato il presidente della Camera Fausto Bertinotti a dar voce al proprio dissenso «pacifista» rispetto al presidente della Repubblica Napolitano, dicendo che quei militari sono morti in una «sbagliata operazione di guerra», ieri il ruolo di portabandiera della sinistra antimilitarista se lo è preso il neo-riconfermato leader dei Verdi Alfonso Pecoraro Scanio. Proprio mentre il capo dello Stato ricordava il «nobile intento di pace» degli italiani caduti in Irak, il ministro dell’Ambiente tuonava, rivolto alla Cdl e alle sue «polemiche propagandistiche»: «Se noi fossimo stati al governo quei morti non ci sarebbero stati, perché non avremmo partecipato alla guerra in Irak». Oggi, ha proseguito Pecoraro, «ricordiamo una strage di giovani italiani che, insieme ai tanti morti civili iracheni, sono la tragica conseguenza di una guerra assurda. Noi siamo contro tutte le guerre e tutti i terrorismi, perché la violenza e la guerra vogliono sempre dire morte. Siamo quelli che onorano davvero i caduti di tutte le guerre, perché la pace è amore sempre e comunque».
I Verdi, ha rilevato Pecoraro Scanio, «chiedono il rispetto delle scelte di pace scritte nel programma dell'Unione», e per questo si è rivolto al ministro della Difesa Parisi per chiedergli di «completare al più presto il ritiro di tutti i nostri soldati dall'Irak e l’avvio della revisione della presenza in Afghanistan».
Poco prima però proprio Parisi aveva usato toni ben diversi nel ricordare l’anniversario di Nassirya: «A nessuno è possibile dimenticare che i caduti di Nassirya sono morti a nome di tutti noi, per conto di tutti noi, a nome dell’Italia, al servizio della Repubblica». E dunque, aggiunge il ministro, «non riesco ad arrendermi e non mi arrenderò mai all'idea che la memoria dei caduti per la Patria possa essere ridotta a memoria di parte». Parole che l’ala sinistra della sua coalizione però mostra di non condividere per nulla: quelli di Nassirya sono «vittime di una guerra sbagliata, illegale, neocoloniale», dice ad esempio il responsabile esteri del Pdci Iacopo Venier, equiparando quei diciannove morti alle migliaia di soldati «mandati a morire per cause assolutamente ingiuste nelle guerre coloniali in Africa come nella campagna di Russia».
Per non scontentare nessuno nella sua coalizione, Romano Prodi sceglie di restare nel vago: ieri ha incontrato a Bologna i parenti di alcune vittime della strage, e si è limitato a invitare a «non dimenticare» chi ha «sacrificato la propria vita». Intanto a Modena, davanti al monumento ai caduti in guerra, compariva la scritta già risuonata durante alcuni cortei pacifisti: «Dieci, cento, mille Nassirya». Subito cancellata dalle forze dell’ordine.