Pecoraro si dimentica del pattume Adesso pensa ai «Parchi per Kyoto»

da Roma

Del tutto scomparso, no. Alfonso Pecoraro Scanio, in questo ultimo scorcio di legislatura, è semmai condannato a cercare di separare la sua immagine dal disastro ambientale e sociale di Napoli. Evitare di parlare delle montagne di rifiuti che non hanno preso la regolare strada dello smaltimento. E, magari, dedicarsi ad argomenti meno impegnativi dal punto di vista politico, come ieri alla presentazione di «Parchi per Kyoto».
Perché la sfortuna ha voluto che le elezioni siano cadute proprio quando è diventato impossibile nascondere i frutti della gestione dei rifiuti in Campania. Nonché le responsabilità siano (tutte) del ministro dell’Ambiente uscente. Ma, a questo punto, per il politico campano è diventato difficile evitare che gli elettori associno l’immagine dei mucchi di immondizia alle istantanee dei cortei verdi contro i termovalorizzatori. Ancora più difficile convincere chi respira la diossina dei roghi di munnezza, che gli inceneritori facciano male.
Da qui l’appello di questi giorni affinché il voto della sinistra postmaterialista non vada disperso: «I pacifisti votino i pacifisti, gli ecologisti votino gli ecologisti». Perché, come se non bastasse, ci si è messa anche la competizione tra i due soggetti politici della sinistra. Walter Veltroni ha schierato il Partito democratico contro il fenomeno Nimby, cioè dalle proteste di chi non vuole veder spuntare a due passi dal giardino inceneritori, centrali e infrastrutture. Proteste che il Sole che ride e la sinistra Arcobaleno, in genere, hanno sempre cavalcato. E sembra quasi di vedere un flashback di questi due anni di governo quando il leader della sinistra ripete che «il tempo dei veti è finito», e che lui è «un ecologista, ma del 2000». Veltroni è una macchina da campagna elettorale e sa che conviene marcare le distanze dagli ambientalisti doc, almeno per il momento.
Politicamente parlando, insomma, Pecoraro Scanio, si trova in un campo minato. Una di quelle situazioni alle quali si risponde rilanciando altri temi e altre atmosfere. Spunta ad esempio su alcune emittenti locali lo spot di «sensibilizzazione ambientale» del ministero, su musica di Pierangelo Bertoli, interpretata da Luciano Ligabue.
E arrivano schemi dettagliati di quanto fatto dal dicastero, in tema di emissioni di gas serra. Un bilancio positivo per Pecoraro Scanio, che fa coincidere gli anni del suo governo, con un’inversione di tendenza. «Nel 2007 i gas serra sono diminuiti di 2,8 milioni di tonnellate», pari allo 0,5 per cento, ha rivelato ieri alla presentazione dell’iniziativa pro protocollo di Kyoto dei parchi. Peccato che nell’anno precedente, la riduzione sia stata di 6,5 milioni di tonnellate, pari all’1,2 per cento. E che di quell’anno Pecoraro Scanio possa rivendicarne solo metà, oppure nulla, visto che fino ad aprile ha governato il centrodestra.
È comunque un compito difficile per tutti i politici, quello di valorizzare le cose fatte. Ed è anche naturale cercare alleanze. Pecoraro Scanio ha tentato l’impresa impossibile di accattivarsi Beppe Grillo, dicendosi a favore della concessione di piazza Castello a Torino per il V-day del 25 aprile, mentre i colleghi dell’Arcobaleno sono contrari. C’è poi da giocare anche la carta laica e zapaterista. E così il ministro fa arrivare per primo la sua adesione alla manifestazione della Lega italiana nuove famiglie. In attesa di altre battaglie. Perché, come dice la canzone dello spot, «il vento soffia ancora». Speriamo non dove bruciano i roghi di munnezza.