Pecorella: «Ora il processo è finito prima di cominciare»

I 600mila dollari ricevuti da Attanasio come compensi. Ma i magistrati non li hanno mai cercati

da Milano

Legge e rilegge le carte. Riassume le conclusioni costruendo uno schema. Infine trae le sue conclusioni: «Ecco qua, il processo è finito prima ancora di cominciare».
Sicuro, avvocato Pecorella?
Gaetano Pecorella, penalista, difensore del Cavaliere e presidente della Commissione giustizia della Camera, deve destreggiarsi fra cene e comizi elettorali. Ma si sofferma volentieri su quei documenti cercati freneticamente in queste settimane e saltati fuori in extremis, a 72 ore dal voto. «La Procura di Milano ci ha detto che la rogatoria alle Bahamas era inutile, ora noi portiamo le carte che dicono il contrario. Era utile, anzi utilissima, anzi essenziale per scagionare definitivamente il premier».
Veramente, la Procura sosteneva un’altra tesi: la rogatoria è già stata effettuata, ma la risposta deve ancora arrivare.
«Sì. E poi aggiungeva testualmente: “Non è certo che la ricerca produca a breve dei risultati”. Insomma, per loro non aveva grande rilevanza».
Invece?
«Invece si dimostra che i soldi non arrivarono dalla Fininvest ma proprio da Attanasio che aveva venduto una nave e chiedeva all’avvocato Mills di gestire il proprio patrimonio. E infatti nella missiva del 17 luglio 1997 Attanasio spiega all’Hadrian Trust: “Riceverete a breve la somma di 10 milioni di dollari”. E aggiunge: “Ho già consegnato al signor Mills una nota con le mie direttive riguardo all’amministrazione del trust, che egli è autorizzato ad inoltrarvi».
E perchè Mills nella lettera al fiscalista chiama in causa Berlusconi?
«Lo chieda a lui. Secondo me, non voleva far tassare quel gruzzolo e allora invece di dire che i 600 mila dollari erano il compenso per la prestazione professionale prestata si è inventato il dono, il gift, non tassabile da parte di Berlusconi. Ovvero di una personalità conosciuta internazionalmente che avrebbe anche potuto versare una somma così alta».
Lei ha polemizzato con la Procura pr la scelta di chiedere il processo a pochi giorni dalle elezioni.
«Confermo. Non potevano far partire la rogatoria per le Bahamas e ritardare i tempi?».
Lei dimentica la Cirielli. Non c’è il rischio prescrizione?
«Se è per questo, la prescrizione è certa. Qui stiamo parlando di fatti avvenuti nel ’97 e primi mesi del ’98, quasi dieci anni fa. La verità è che si è andati avanti in modo superficiale per arrivare comunque al processo».