Pedaggi più cari gestori in protesta: così non basta

da Milano

È ufficiale: il governo adotta la linea Di Pietro e taglia i pedaggi autostradali. Il decreto già firmato dal ministro delle Infrastrutture è stato controfirmato da Padoa-Schioppa senza sostanziali modifiche: il Tesoro ha quindi sposato in pieno la proposta «punitiva» nei confronti delle concessionarie - tra cui Autostrade - accusate di mancati investimenti, e non ha quindi accolto, se non in minima parte, le loro richieste di aumento.
Subito dopo la firma finale, l’Anas ha comunicato le nuove tariffe alle società, spiegando, in una nota, che «ha dovuto tener conto degli investimenti programmati e non effettuati da molte delle concessionarie. L’importo complessivo di tali mancati o ritardati investimenti è dell’ordine di 3,8 miliardi di euro, per il periodo 2000-2005». E in base al codice civile, aggiunge l’Anas, ognuna delle parti può «rifiutarsi di adempiere» alla sua obbligazione «se l’altro non adempie o non offra di adempiere contemporaneamente la propria»: da qui gli aumenti tariffari parziali o in qualche caso addirittura nulli.
Il piano infatti prevede incrementi differenziati. In particolare, per Autostrade il provvedimento riconosce un aumento dello 0,67% a fronte di una richiesta del 3,43%, a causa di oltre due miliardi di investimenti contestati. L’incremento più elevato spetta ad Autostrade Valdostane, con il 10,41, seguita da Tangenziale di Napoli con il 3,38%: 2,55% l’aumento per Sitaf, 2,11% ad Autostrade del Brennero, 1,89% alla Venezia-Padova, 1,54% ad Autofiori, 1,45% a Società Autostrada Tirrenica, per poi scendere a 0,94% per Rav, 0,88% per Autocamionale della Cisa, 0,74% per Ativa e 0,36% per Satap A21. Mentre a dieci concessionarie (Autovie Venete, Brescia-Padova, Autostrade Centropadane, Strada dei Parchi, Salt, Autostrade Meridionali, Satap A4, Serravalle Milano-Milano Tangenziali, Consorzio Autostrade Siciliane e Torino-Savona) non è stato concesso alcun aumento, neppure l’adeguamento all’inflazione.
«Una decisione coraggiosa e sofferta, ma responsabile nel mettere davanti a tutto gli interessi dei cittadini e degli utenti delle autostrade», afferma Di Pietro. E per Adusbef e Federconsumatori, infatti, il provvedimento è «una buona notizia»: al contrario, il presidente dell’Aiscat (l’associazione delle concessionarie), Fabrizio Palenzona, definisce il decreto un «atto non conforme alla normativa» e conferma che i ricorsi, già annunciati, sono «inevitabili». «Abbiamo applicato un principio di equità, conforme alle leggi, che tiene conto degli interessi dei cittadini e delle società concessionarie», commenta il presidente dell’Anas Pietro Ciucci.
La questione è comunque destinata ad avere un impatto considerevole sull’economia nazionale, in quanto coinvolge 22 società, tra cui alcune quotate in Borsa, come appunto Autostrade, e molte partecipate da enti locali, ed è collegata a decine di miliardi di euro di opere autostradali.