Pedemontana e BreBeMi, il no dei Verdi a Penati

Promettono di dar battaglia nei vertici di maggioranza. E il Comune invita la Provincia a evitare altre violazioni del patto

Gianandrea Zagato

I Verdi dicono «no» a nuove autostrade. Cancellano la BreBeMi e la Pedemontana dall’agenda della Provincia di Milano. E avvertono il presidente Filippo Penati che «a fine settembre» sono pronti «a dare battaglia negli incontri di maggioranza». Preannuncio di vertici al calor bianco che l’inquilino di Palazzo Isimbardi finge di ignorare, «obiettivo di quest’amministrazione - dice l’ex sindaco di Sesto San Giovanni - è svolgere un ruolo strategico nelle scelte della mobilità».
Peccato che quel comunicato stampa di tredici righe firmato dagli ambientalisti consiglieri provinciali, regionali e dal suo assessore provinciale al territorio lo smentiscano: il ruolo guida della Provincia con il controllo di gestione della Serravalle non è «per costruire nuove autostrade» bensì per «reimpostare le politiche della Serravalle, privilegiando la sicurezza stradale, l’infomobilità e il road pricing». Stop infrastrutturale che segue quello ordinato da Penati ai suoi rappresentati in Serravalle, «ora che ha il 52 per cento delle azioni ha cancellato ogni investimento precedentemente concordato per le infrastrutture del nostro territorio» fa sapere Gabriele Albertini. Commento accompagnato dai fatti: il neo Signore delle autostrade non fa partire tre investimenti «fondamentali» per dare una risposta concreta e giusta all’emergenza mobilità. Tre progetti per 180 milioni di euro - riqualificazione strada Rho-Monza, svincolo di Cascina Gobba e collegamento dello svincolo di Molino Dorino alle autostrada e A8 e A9 - decisi all’unanimità dal consiglio d’amministrazione (rappresentanti Provincia inclusi) della Serravalle nella seduta del 13 luglio e che, invece, il 2 agosto - quando Penati aveva appena conquistato il 52 per cento delle azioni - l’assemblea della società «con inammissibile ingerenza nelle funzioni gestorie del cda» ha escluso dal piano finanziario da trattare con Anas grazie al voto determinante della Provincia.
Come dire: il socio pubblico si comporta ora come se fosse un privato e quindi cancella i nuovi investimenti a favore dei dividendi. Preferenza illegittima, secondo statuto, ovvero ennesima prova della violazione, del tradimento di quel patto tra Comune e Provincia che, adesso, l’ente di via Vivaio spera di «risolvere in modo concordato» attraverso «l’arbitrato». Strada ventilata nell’«incontro tecnico» di ieri, dove il Comune ha invitato nuovamente la Provincia a evitare altre violazioni dell’accordo pena altri atti di denuncia e di intimazione. Che s’aggiungerebbero ai ricorsi firmati da Albertini alla magistratura ordinaria e contabile per il danno economico ma pure morale provocato ai milanesi dalla scalata consumata da Penati per la conquista della maggioranza della Serravalle. Situazione che, naturalmente, rischia di pesare pure sulla quotazione in Borsa della società con la Provincia che, dopo lo sbarco in Piazza Affari, sostiene di voler mantenere il 51 per cento e, quindi, di disporre come flottante solo dell’uno e rotti per cento, soci esclusi. Condizione non facile per stabilire il prezzo di collocazione che - nella prima valutazione prudenziale dell’advisor Lazard consegnata dal presidente della società, Bruno Rota, al consiglio d’amministrazione - sarebbe sotto quota sei euro per azione, cioè ben al di sotto del prezzo spuntato dal socio privato Marcellino Gavio nella vendita alla Provincia del suo pacchetto che, escluso il premio di maggioranza (pari al 30 per cento), è stato di 6,70 euro.
Conferma ulteriore che il 18 per cento di azioni in mano a Palazzo Marino è stato dunque penalizzato dall’operazione Gavio. E che, quindi, l’esborso della Provincia di 238 milioni di euro - di cui 176 di plusvalenza - per scalare la società e mantenere quel controllo già posseduto attraverso il patto con il Comune è stato il prezzo del tradimento degli impegni sottoscritti.