Il pediatra: «Avremo giovani obesi e turbati»

Internet, blog, sms, e-mail, hanno modificato il modo di comunicare dei ragazzi e dei bambini. Quali sono i pericoli e le potenzialità di questi nuovi strumenti? Il primario di Pediatria dell’ospedale di Gela e Licata, Vincenzo Marrali che ha analizzato dal punto di vista clinico i risultati della ricerca dell’Università di Udine non ha dubbi. «Computer, internet e cellulare da un lato aprono la porta sul mondo, ma per un bambino possono diventare molto pericolosi. La ricerca mostra che questi strumenti sono utilizzati male, per i tempi e modalità. I bambini italiani stanno due ore alla play station, un’ora al pc, per non parlare della tv. Studi clinici mondiali hanno provato che per un bambino di quell’età trascorrere tre ore o più davanti a un video comporta il rischio altissimo di danni psichici e fisici».
Quali?
«I danni fisici riguardano in primo luogo l’obesità dovuti all’inattività. Basti pensare che negli ultimi vent’anni è aumentata del 30 per cento in età scolare: i bambini devono correre, muoversi, fare sport e non stare davanti al computer. I danni psichici derivano dalla dipendenza. Si tratta di turbe che provocano insonnia, agitazione psicomotoria o al contrario apatia per tutto ciò che li circonda. Più avanti può sfociare nella depressione».
Quali sono i segnali che devono mettere in allarme i genitori? «Se un bambino parla poco con mamma e papà, non gioca con i coetanei, ha un reddito scolastico deficitario, bisogna correre ai ripari».
Come?
«La tecnologia non si può spegnere con un clic. È in mezzo a noi e se ben utilizzata può favorire l’apprendimento dei nostri figli. Però è necessario ridurla. A quell’età mai più di un’ora al giorno. E sempre fianco a fianco dei genitori».