Pediatra ferito: si cerca una ripresa video del 2005

Pediatra ferito al Grassi: resta in prognosi riservata. I carabinieri aspettano che si risvegli Giuseppe Pingitore, lo specialista in allergologia trafitto martedì sera con una fiocina uncinata sparata da un fucile subacqueo.
Non solo. Hanno ascoltato a lungo colleghi e familiari del cinquantenne alla ricerca di indizi per risalire all’autore del folle gesto. Due le piste battute dagli investigatori: un paziente che in passato si è scaraventato sul medico dopo un battibecco al pronto soccorso e quella relativa alla sfera privata, non esclusa l’ipotesi passionale.
Ma è sulla prima che si starebbero concentrando i militari di via Zambrini con l’analisi dei filmati registrati dalle telecamere. L'episodio sarebbe avvenuto nel 2005, dopo l’installazione del circuito di sorveglianza collegato alla sala operativa dell’Italpol, l’istituto di vigilanza.
«Se riuscissimo a individuare l’aggressore dell’epoca - ammettono gli inquirenti - potremmo comparare le sue impronte con quelle lasciate sull’arpione». L’agguato è avvenuto poco prima delle 20.30. Il medico, terminata la guardia settimanale, saluta i colleghi di reparto ed esce sul piazzale dell’ospedale. Oltrepassa il parcheggio dipendenti perché la sua auto è altrove.
Alle 14, a inizio turno, Pingitore non aveva trovato posto nella struttura e aveva ripiegato per piazza Bottero, che si trova alle spalle della stazione «Stella Polare». L’attentatore lo sapeva, tanto da aspettarlo la sera oltre il cancello pedonale che dalla scuola elementare Segurana immette in ospedale. Zona ideale per un attentato. Succede tutto in un istante: Pingitore avverte un dolore alla schiena, estrae la fiocina e immediatamente chiama al cellulare un’infermiera: «Mi hanno trafitto con qualcosa di appuntito, aiutatemi». La donna si è appena tolta il camice. Chiede aiuto ad altri colleghi e in pochi secondi Pingitore è su una barella.
L’intervento, durato due ore e mezza, blocca l’emorragia. «Lo abbiamo esplorato accuratamente per assicurarci che nessun organo interno sia stato lesionato» dicono all’uscita del blocco operatorio ai parenti in ansia. Certo è che chi ha provato a uccidere il pediatra lo conosceva bene e ne aveva studiato attentamente le abitudini.
«Un episodio sconvolgente - commenta Mario Falconi, presidente dell’ordine dei medici -. Conosco bene il dottor Pingitore e non riesco a credere sia accaduto a un apprezzato professionista come lui. Spero si tratti del gesto di uno squilibrato, pensare a un paziente con il quale abbia avuto un diverbio lo credo improbabile. Il pronto soccorso del Grassi è una trincea: se tutti i colleghi che hanno discusso con l’utenza venissero fiocinati ci sarebbe una strage». «Con amarezza - conclude Falconi - apprendo che il parcheggio dipendenti non è sufficiente e Pingitore è stato costretto a recuperare l'auto in un’area buia e pericolosa».
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