Pedofili in classe, nei verbali l'orrore Ma le maestre negano: tutte bugie

L’accusa si basa su riscontri medici e sui racconti concordanti dei 16 alunni della scuola di Rignano Flaminio. Nelle abitazioni dei sospettati non sarebbe stato trovato materiale pedofilo

Rignano Flaminio - Sono almeno sedici le vittime degli episodi su cui hanno indagato i carabinieri di Bracciano: violenze su bambini piccolissimi che hanno fatto rabbrividire l’Italia. Le accuse si basano soprattutto sui loro agghiaccianti racconti, che risulterebbero notevolmente concordanti. Ma il giorno dopo i sei arresti che hanno svelato l’incredibile scenario di violenze nella scuola di Rignano Flaminio descritto dall’accusa, gli inquirenti tacciono e lasciano parlare le carte. E a far sentire la propria voce sono soprattutto gli arrestati, attraverso i loro avvocati. Sei persone insospettabili (tre maestre, il marito di una di loro, Gianfranco Scancarello, sceneggiatore televisivo, una bidella e un benzinaio cingalese), finite a Rebibbia in isolamento. Domani via agli interrogatori di garanzia del Gip.

Dopo nove mesi di inchiesta tra Rignano e Morlupo (piccoli centri a nord della capitale), serviti a convincere il gip della Procura di Tivoli a emettere le sei ordinanze di custodia cautelare, emergono particolari agghiaccianti. A partire dalle «strane irritazioni all’apparato genitale» del proprio bimbo che una mamma confida a un’altra mamma e che anche questa ha notato sul proprio figlio. Fino ad arrivare ai particolari più pesanti riferiti dai piccini ai genitori e messi nero su bianco nei verbali d’inchiesta: «Con le maestre facevamo il gioco Io mangio te, tu mangi me,... che ci si lecca insieme... Loro ci dicevano di non dire niente a nessuno, doveva restare un segreto». Bimbi, poi, terrorizzati di tornare all’asilo, alcuni inappetenti, altri sconvolti da incubi terribili affollati da «demoni nudi e streghe cattive».

Gli inquirenti chiedono consulti incrociati, gli psicologi confermano i timori. È il 12 ottobre quando gli uomini del nucleo operativo e gli esperti del Ris piombano alla scuola comunale Olga Rovere. Vengono sequestrati pc e documenti. I militari fanno irruzione nelle abitazioni dei sospetti pedofili, trovano altro materiale. Nulla, però, che sia direttamente collegato alla pedofilia. «Può il possesso di cento peluche, tra cui una grossa tigre, provare il reato di pedofilia?», si chiede il professor Franco Coppi, noto penalista ingaggiato da una delle maestre arrestate.

Alla base dell'ordinanza di custodia cautelare del gip Elvira Tamburelli, di 60 pagine, ci sono le dichiarazioni delle piccole vittime e poi quanto riferito dalle loro madri. Oltre ad alcuni riscontri medici che sarebbero stati svolti in vari ospedali, tra cui il Policlinico Gemelli. In uno di questi, ad esempio, a una bambina sarebbe stata riscontrata una piccola malformazione congenita dell'utero. «E così - si fa notare - è stato spiegato il motivo di arrossamenti, non derivanti perciò da maltrattamenti o abusi». «Ma è solo un contrario che va messo in relazione con le altre analisi e visite che dicono l'esatto opposto e confermano le violenze», ribattono gli inquirenti.

Prima di arrivare alle manette martedì scorso due dei sospettati, avvocati al seguito, si erano anche presentati in Procura per una dichiarazione spontanea.

Silvana Magalotti, una delle maestre arrestate si difende attraverso il suo legale, l’avvocato Giosuè Bruno Naso. «Orchi? Pedofili? Assurdità - dice -. Sono una mamma e una nonna, mia nipote che ha 5 anni, frequenta la Rovere. Sono stata io stessa a iscriverla in quella scuola. Mi sembra assurdo quello che mi sta succedendo. Com’è possibile fare quello che hanno detto di noi? Uscire da scuola con i bambini per andare in quella casa, in un paese di poche migliaia di persone con il rischio concreto di poter incontrare i genitori dei bimbi...».

Arianna Ciampoli, conduttrice di «Uno x uno», la trasmissione di Sat 2000 di cui Gianfranco Scancarello è ideatore e autore, prende le difese del collega: «Di persone come lui se ne incontrano poche, un uomo che mette in pratica nella vita e nella professione i valori e gli ideali in cui crede: il rispetto degli altri, il senso della legalità, la trasparenza dei comportamenti, la speranza che si possa costruire un mondo migliore. Non ho dubbi sulla sua totale estraneità».