Pedofili online nella «rete» dell’Arma

Venticinque arresti, uno per violenza su minori, oltre sessanta indagati, centinaia di perquisizioni in Italia e mezz’Europa: atto secondo per «Icebreaker», maxioperazione dei carabinieri del comando provinciale di Roma in collaborazione con le polizie di Danimarca, Francia, Olanda, Germania, Polonia, Ungheria, Svezia, Regno Unito, Austria e Belgio per stanare una rete di pedofili online. A giugno il primo blitz coordinato dalla procura di Lucca che portò all’individuazione di una montagna di materiale pedopornografico. La chiave d’accesso proprio in un sito italiano apparentemente inespugnabile a chi non avesse password d’ingresso. «Ci siamo resi conto - spiegano gli uomini della sezione Informatica dell’Arma di via in Selci - che stimati professionisti e uomini di tutte le età, dai ventenni ai sessantenni, si connettevano a internet, anche dal posto di lavoro per immettere e acquisire sconcertanti immagini di ragazzine e ragazzini immolati sull’altare della pedofilia. Non si tratta di indagini facili. Bisogna dimostrare il coinvolgimento diretto delle singole persone, gli accessi, risalire alle origini e agli organizzatori». Non è la prima volta che a Roma si indaga su pedofilia via internet. Del settembre del ’98 la prima grande offensiva ai pedofili telematici - «Catedral» - che porta alla sbarra un editore noir della capitale, accusato insieme a un ingegnere di Catanzaro e a un fisico di Napoli di avere accesso a una sorta di club privato - «Wonderworld» - con base negli Usa in cui per accedere occorreva fornire in «garanzia» all’organizzazione una certa quantità di immagini di minori. Nel marzo 2000 il Reparto Operativo di via In Selci collabora con l’Fbi in «Web Sweep», indagine che scardina un giro di pedofilia online in America e Canada con l’arresto di tre italiani per associazione a delinquere, commercio e detenzione di materiale pedopornografico. Mesi fa, altri quindici arresti a Roma (operazione «Andromeda») per navigatori pederasta. Poi l’operazione «Falcon», alla fine dello scorso anno. Agghiacciante il contenuto delle immagini di volta in volta sequestrate nelle abitazioni e negli uffici dei personaggi coinvolti. Molti dei filmati appaiono calati addirittura in un contesto domestico. Il che farebbe pensare alla complicità familiare. Bimbi venduti per sbarcare il lunario in Paesi ancora poveri, come nell’Est Europeo o in Sud America.
«Grazie alle tecnologie informatiche a disposizione - aggiungono gli uomini del colonnello Giovanni Arcangioli - questi personaggi avevano creato una vera e propria consorteria segreta sulla rete Internet, i cui membri (una volta accettati) potevano scambiare in modo anonimo e sicuro materiale pedo-pornografico di tipo estremo». Gli indagati, concentrati geograficamente nell’area centro e nord Italia. I carabinieri hanno sequestrato numerosissimi personal computer, dvd e cd-rom, videocassette e memory card per macchine fotografiche digitali. Le piccole vittime tutte fino a 11 anni. Intanto, ieri sera, a Cassino è stato arrestato un tunisino di 31 anni per violenza carnale nei confronti di due bambini. Lo straniero abusava di loro minacciandoli di morte se avessero svelato «il loro segreto». L’uomo, Jounsi Amman, è in regola con il permesso di soggiorno e con le licenze commerciali. Viveva vendendo Compact disk e dvd.