Pedofili, Veltroni copia anche Fini: "Castrazione chimica"

Il leader Pd fa sua la proposta del leader di An e apre sulla par condicio: materia da discutere tutti insieme. Poi insiste: "Laici e cattolici sotto lo stesso tetto". Ma dimentica il nodo dei radicali

Roma - Sì alla castrazione chimica, se fosse dimostrata scientificamente l’efficacia di questo trattamento.

Walter Veltroni ha definitivamente saltato il guado. La sua dichiarazione ricalca pari pari quella avanzata da Gianfranco Fini una settimana fa. Subito bocciata come «truculenta» dai molti esponenti del Partito democratico, di cui appunto Veltroni è leader. Ma l’ex sindaco di Roma ha deciso di attraversare definitivamente il Rubicone, buttandosi alle spalle mezzo secolo di una cultura di sinistra dentro la quale stavano le tesi della responsabilità collettiva e sociale e mai dell’individuo e della possibilità del recupero dell’individuo. Sull’onda emotiva scatenata dall’atroce ritrovamento dei due fratellini di Gravina, Veltroni annuncia un progetto di legge antipedofilia: «Occorre la mano dura: la violenza sui bambini è paragonabile all’omicidio». Ed a proposito della castrazione chimica aggiunge: «Se la scienza trovasse forme per disincentivare atti di violenza, non vedo perché non ricorrervi, ma al momento non abbiamo certezza scientifica che interventi di carattere chimico abbiano effetto». Subito insorge Rosy Bindi: «Sono contraria, sarebbe una soluzione anticostituzionale».

Come Veltroni pensi di far digerire tutto questo alle varie componenti del Pd è un mistero. Ma d’altra parte tutto il cammino del Pd è costellato di enigmi come quello di aver messo nella stessa lista cattolici integralisti e radicali. Anche ieri è andata avanti la polemica innescata dalle critiche di Famiglia cristiana che aveva definito il Pd «un pasticcio veltroniano in salsa pannelliana». Veltroni ha incassato male il colpo: era convinto che la presenza dei teodem e degli ex popolari nel Pd lo garantisse agli occhi dei cattolici nonostante l’ingresso di radicali in lista.

«Quando nel 2001 Pannella si candidò nel centrodestra non ci fu tutta questa discussione», replica piccato Veltroni, che aggiunge: «Laici e cattolici possono convivere dentro uno stesso partito, l’idea che ognuno debba farsi il suo partito ci porta verso un assetto non moderno». Pronta la controreplica del direttore di Famiglia cristiana, don Antonio Sciortino. «Il problema non è il rapporto tra laici e cattolici, che possono, anzi devono convivere all’interno di una stessa formazione - dice Sciortino -. Il problema riguarda l’ingresso dei radicali con i quali il terreno comune si riduce a zero».

Dopo aver dato il via libera all’ingresso ai radicali ora Veltroni ha bisogno di tener buoni i cattolici. Emma Bonino ha tentato di dargli una mano in questo senso, assicurando che al momento la priorità dei radicali riguarda «questioni economiche» e che «non porranno veti». Il leader Pd poi ha incontrato la componente teodem. «Veltroni ci ha rassicurato spiegando che nessuno ha posizioni di egemonia ma invece ci sarà equilibrio e rispetto di tutti», spiega il portavoce Enzo Carra. E anche se Andrea Riccardi, il fondatore della comunità di Sant’Egidio, non si candiderà nel Pd, assicura Carra, non significa che i cattolici stiano male dentro al Pd. Proprio a Riccardi toccherà aprire oggi la prima assemblea dei cattolici del Pd a Roma. Ci saranno tutti gli ex popolari tranne la Bindi, salvo cambi di programma dell’ultim’ora. «Non vado - dice il ministro per la Famiglia - perché non sono stata invitata a parlare».

L’intensa giornata di Veltroni si è conclusa con un’intervista rilasciata ad Emilio Fede che gli ha posto una domanda sulla par condicio. «È una di quelle materie da discutere con tutte le forze politiche, maggioranza ed opposizione, come ad esempio la riduzione dei parlamentari, per riscrivere insieme le regole del gioco», ha risposto il leader Pd.