Pedofilia, dalla Germania nuovi veleni contro il Papa

Andrea TornielliDopo Georg si è arrivati a Joseph, cercando di coinvolgere il Papa negli scandali sulla pedofilia: nel 1980, durante l’episcopato di Ratzinger a Monaco di Baviera, è infatti avvenuto il trasferimento di un prete che poi sarà riconosciuto colpevole di abusi su minori. La storia, raccontata dal giornale tedesco Sueddeutsche Zeitung, è stata meticolosamente ricostruita dalla Curia di Monaco che ha costituito un gruppo di studio sulle carte d’archivio: Benedetto XVI risulta estraneo alla vicenda, perché l’impiego in attività pastorali del sacerdote in questione avvenne contravvenendo alla sua decisione. Inoltre, dal gennaio 1980 all’agosto 1982, cioè nel periodo in cui il religioso rimase in quella parrocchia, non sono stati segnalati casi di molestia né denunciati casi di abusi. E vale la pena di ricordare che il cardinale Joseph Ratzinger, nominato Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede da Papa Wojtyla nel novembre 1981, si era dimesso dalla diocesi per trasferirsi a Roma nel febbraio successivo.
Dunque durante i primi tre anni di permanenza del prete pedofilo a Monaco, quelli che coincidono con l’episcopato del Papa, non si sono segnalati abusi o sospetti di abuso. Inoltre, l’allora vicario generale, Gehrad Gruber, ieri si è assunto la piena responsabilità di aver autorizzato quel sacerdote a prestare servizio in parrocchia, mentre l’arcivescovo aveva soltanto acconsentito ad accoglierlo e a ospitarlo a Monaco perché potesse sottoporsi a psicoterapia.
L’abate «H» - il nome non è stato rivelato - venne a Monaco dalla diocesi di Essen. La Curia ammette che «doveva essere noto che si sottoponeva a terapia per aver avuto rapporti sessuali con dei ragazzi». L’arcivescovo Ratzinger decise di offrirgli ospitalità in una casa parrocchiale. «Ma, diversamente da questa decisione - si legge nella ricostruzione pubblicata sul sito della diocesi di Monaco - don “H” fu incaricato dal vicario generale di aiutare anche l’attività pastorale della parrocchia senza alcuna limitazione. Dal gennaio 1980 al 31 agosto 1982 non vi sono state lamentale o accuse contro di lui». Dunque, anche se per iniziativa del vicario Gruber e contrariamente a quanto stabilito da Ratzinger, al sacerdote vengono assegnati incarichi pastorali, durante quei primi tre anni nulla contro di lui viene segnalato. Nel settembre 1982, quando l’attuale Papa ha già da mesi lasciato la Germania, don «H» viene trasferito nella parrocchia di Grafing, dove rimane fino all’inizio del 1985. Accusato di molestie sessuali su un minore, mentre viene aperta su di lui un’indagine di polizia, l’abate è esonerato dai suoi compiti. Il Tribunale di Ebersberg nel giugno 1986 lo condanna a 18 mesi di carcere e alla pena pecuniaria di 4000 marchi, nonché a sottoporsi a psicoterapia e controlli nei successivi cinque anni.
Dal novembre 1986 all’ottobre 1987 la Curia di Monaco lo destina a fare il cappellano di una casa per anziani, quindi successivamente, fino al maggio 2008 lo nomina viceparroco di Garching-Alz. «Questo nuovo incarico pastorale - si legge ancora nel comunicato della diocesi - era dovuto al fatto che la pena inflittagli dall’autorità giudiziaria era stata mite e lui si era sottoposto a terapia». Dal momento della sentenza dell’86 non si segnalano altri episodi che lo riguardino. Don «H» in questi ultimi due anni, fino ad oggi, è stato impiegato nella pastorale del turismo.
«I ripetuti incarichi pastorali di don “H” nelle parrocchie - ha dichiarato ieri monsignor Gruber, il vicario della diocesi in quegli anni - sono stati un mio grave errore. Me ne assumo la piena responsabilità, sono profondamente dispiaciuto che a causa di questa decisione siano derivati abusi contro i giovani. Mi scuso con tutti coloro ai quali ho recato danno».
Il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Federico Lombardi, è intervenuto ieri pomeriggio per ribadire l’estraneità di Benedetto XVI: «Rimando a quello che dice il sito della diocesi di Monaco, che è competente ed ha tutti gli elementi per ricostruire la vicenda e spiegare quali sono le responsabilità del caso», spiega il gesuita. «La nota - ha sottolineato Lombardi - si conclude con il vicario generale dell’epoca che si assume ogni responsabilità, perché era lui che aveva mandato il sacerdote sospettato di pedofilia nella cura pastorale».