Tra pedoni statici e auto impazzite il bike sharing rischia subito il flop

(...) i politici di centrodestra e centrosinistra. Capitano della squadra azzurra sarà Enrico Musso, che in giro per la città con una bicicletta ci va da anni. Capitano della squadra rossa Simone Farello, impegnato nel tempo libero in percorsi ben più impegnativi di via Venti.
La partenza dell’itinerario è al Matitone in via di Francia: da Sampierdarena il primo tragitto passa sul marciapiede di via Milano verso via Buozzi per proseguire fino a via Adua. E qui iniziano le prime insidie perché il marciapiede è sì accessibile alle bici per disposizione comunale ma difficilmente percorribile per i tanti pedoni che passano. Alla prima fermata dell’autobus ho rischiato di essere travolto da passeggeri che salivano e scendevano dal 20, mentre pochi metri dopo sono stato letteralmente investito da una scolaresca. Venti bambini che non hanno avuto pietà di un povero pedalatore e hanno fatto di tutto per farmi scendere dalla bici. Vista la pericolosità del marciapiede ho abbandonato il marciapiede per la strada: tra via Buozzi e via Adua le macchine sfrecciano per recuperare il tempo perso nelle code a ponente. Ma, vista la velocità delle auto decido, cosa che non è lecito fare, di passare sulle strisce dedicate ai bus. Vietato sì, ma situazione assolutamente meno pericolosa. Per me, non per l’autobus che per scansarmi deve uscire dalla corsia riservata. Lasciata via Adua si entra in via Gramsci dove spariscono anche le strisce gialle. La mia velocità ridotta fa andare su tutte le furie l’autista dell’1 che ho dietro le spalle e comincia a strombazzarmi per chiedere strada: lo lascio passare per evitare che mi spinga fuori strada. Con tutta gentilezza, mi sorpassa facendomi la barba con la fiancata.
All’altezza del Galata entro nell’area pedonale che mi porta fino al Porto Antico. Qui, finalmente, mi rilasso con la mia bici ma divento un fastidio per i pedoni nei passaggi più stretti. Il mio gran premio della montagna, superato palazzo San Giorgio, lo faccio in via San Lorenzo. Cambio anche il rapporto per faticare meno (la mia mountain non ha la pedalata assistita!) e mi dirigo verso piazza De Ferrari. In questo tratto nessuna insidia: il mio due ruote si sposa bene con la gente sparsa per la strada pedonalizzata e riesco anche a pedalare alzando la testa per potermi rendere conto ancora una volta di quanto sia bella Genova. Supero De Ferrari e attraverso in via Venti utilizzando le strisce pedonali per poi ritrovarmi con lo stesso dilemma di via Buozzi: strisce gialle in contravvenzione o rischio d’incidente nella corsia delle auto? Considerando che non ho la targa e nessuna telecamera mi può immortalare, decido ancora una volta di passare in mezzo ai bus. Solita gimcana tra mezzi pubblici fermi ai semafori e taxi che mi chiedono il passo.
Arrivo a ponte Monumentale, altra tappa del mio ciclo tour. Supero il parcheggio Mobike di via San Vincenzo e qui comincia il mio slalom tra la gente. Più che un ciclista mi sembra di vestire i panni di uno sciatore. I pedoni non si spostano minimamente per lasciarmi spazio e sono costretto a farla praticamente a piedi anche io. Il tratto finale è tra via San Vincenzo e la stazione Brignole, pedalata in scioltezza per concludere il «Tour».
L’itinerario a «rovescio» porta altre difficoltà come quella rappresenta dall’impossibilità di poter passare da via Venti settembre in salita, visto che è tutta riservata ai mezzi pubblici. Chi da via San Vincenzo vorrà raggiungere De Ferrari dovrà obbligatoriamente percorrere zone fuori dal sistema. Due le soluzioni: o scendere fino a piazza della Vittoria, attraversarla e risalire da via Ippolito d’Aste, percorrere la galleria per poi arrivare a De Ferrari da via Dante oppure passare da via Maragliano per poi risalire dalla galleria e ritrovarsi in via Dante. Il sistema può essere innovativo, simpatico, stimolante per i più giovani ma la soluzione delle piste ciclabili (per quanto le strade genovesi lo possano permettere) dev’essere trovato.