Pedro de Benisa

Si tratta di un padre cappuccino spagnolo ucciso nel 1936. Aveva sessant'anni e i testimoni riportarono le sue ultime parole rivolte al plotone d'esecuzione: "Vi perdono tutti; voi non sapete il bene che state per farmi". Quando scoppiò la guerra civile e si scatenò la caccia al prete, fu costretto ad abbandonare il suo convento, dedicato a Santa Maddalena, a Massamagrell, in diocesi di Valencia. Dapprima si rifugiò in casa di amici. Ma poi, non volendo compromettere la famiglia che lo ospitava, andò a cercare riparo presso una sua sorella a Vergel, in provincia di Alicante. Ma venne riconosciuto e acciuffato dai miliziani. Era quasi la mezzanotte del 26 agosto 1936. Lo caricarono a forza su di una macchina e lo portarono oltre il paesino di Denia, in località detta Alberca. Qui lo fecero scendere, lo misero al muro e gli spararono. Gli diedero perfino il colpo di grazia. Quando la salma potè essere seppellita, gli trovarono in corpo quattordici proiettili. La testa, naturalmente, era del tutto fracassata. Intorno a quei giorni altri otto padri cappuccini appartenenti alla stessa provincia religiosa vennero trucidati, alcuni insieme a gruppi di laici che avevano il solo torto di essere notoriamente cattolici. E chi non lo era, in Spagna, in quei tempi? Non è necessario essere dei provetti statistici per supporre che gli anarco-comunisti fossero una minoranza, seppur nutrita, in quel 1936. Se avessero avuto mano libera nell'eliminare i cattolici dal Paese, quanta gente avrebbero dovuto ammazzare per restare i soli padroni sulla piazza? Diciamolo: aveva senso tutto ciò?