Pedrosa domina, Vale torna Dottore

Lo spagnolo della Honda è imprendibile, Rossi vince il duello con Lorenzo: "Ora ci sono anch’io. Però che brivido all’ultimo giro..."

Jerez de La Frontera - Un secondo posto pieno di significati, che riporta Valentino Rossi nel ruolo che gli compete. E poco importa se a vincere è stato Daniel Pedrosa, in solitario e in testa dal primo all'ultimo giro: l'importante, per Valentino, è aver ritrovato la velocità di un tempo, aver avuto le risposte che cercava e che in Qatar non erano arrivate, anche in modo piuttosto clamoroso e preoccupante. Primo pilota in sella a una Yamaha, primo pilota al traguardo con le Bridgestone, Rossi a Jerez ha cominciato quella lunga rincorsa che ha per lui un solo obiettivo: riconquistare il titolo mondiale. «È stato un risultato molto importante, era necessario salire sul podio dopo il quinto posto del Qatar» conferma con la solita lucidità di analisi. Da quando ha deciso di lasciare la Michelin, da quando Lorenzo guida una M1 come la sua ma con le gomme francesi, Valentino sembra avere i fucili puntati addosso, ancora più che in passato, con i suoi denigratori pronti a darlo già per finito - come è accaduto dopo il Gp del Qatar - se il compagno di squadra gli arriva davanti, o se a vincere è Stoner con le Bridgestone identiche alle sue.

«Siamo all'80% del nostro potenziale - è l'analisi del fenomeno di Tavullia -, abbiamo quindi ancora un buon margine di miglioramento. Non salivo sul podio dal Gp d'Australia (14 ottobre 2007, ndr), ho passato un periodo difficile, ma adesso sono sereno. Mi aspettavo che fosse Lorenzo a scappare, non Pedrosa, ma questa è la MotoGP: basta una piccola variazione per non riuscire a ripetere le prestazioni precedenti. Questo è un campionato difficile per tutti e sarà sicuramente più livellato dell'anno scorso, anche perché Michelin e Bridgestone al momento si equivalgono».

Vero, in generale, non a Jerez, dove gli pneumatici francesi erano sicuramente più competitivi. Ma a metterci una pezza, come altre volte aveva fatto in passato Stoner, ci ha pensato Rossi, protagonista di una gara attenta, giudiziosa, con il compagno di squadra Lorenzo alle sue spalle e mai staccato di più di un secondo. «Pedrosa è stato semplicemente più veloce, era impossibile batterlo. Con Lorenzo è stata una bella sfida: le mie gomme sono state costanti fino alla fine e questo è sicuramente importante, perché significa che abbiamo fatto un passo in avanti rispetto al Qatar e che siamo sulla strada giusta».

Con un brivido finale, che Valentino può raccontare scherzando. «Pensavo fosse l'ultimo passaggio - spiega - e per questo ho gioito per il secondo posto, ma ho capito dalla faccia perplessa di Jerry, il meccanico che mi dà le segnalazioni con la lavagna, che c'era qualcosa che non andava. In effetti, mancava ancora un giro: fortunatamente sono riuscito a conservare la seconda posizione».
Per come erano andate le prove, il favorito assoluto era Jorge Lorenzo e in questo senso il terzo posto è deludente. Ma non si può neppure dimenticare che lo spagnolo è solo alla seconda gara in MotoGP ed era dal 1998, dai tempi di Max Biaggi, che un debuttante non conquistava due podi nelle prime due gare nella classe regina. Statistiche, però, che a Lorenzo interessano relativamente e lo spagnolo a fine gara era piuttosto arrabbiato per l'occasione persa. Anche perché a vincere è stato l'odiato Pedrosa: tra i due la rivalità è, se possibile, ancora più accesa di quella epica tra Rossi e Biaggi.
«Che bello vedere loro che litigano: la risolveranno a Barcellona» se la ride Valentino, ricordando così quando nel 2001, sulle scale del podio del Montmelò, arrivò alle mani con Max. La rivalità tra i due spagnoli è arrivata fino alle orecchie del re Juan Carlos, che prima di salire sul podio per la premiazione, ha tentato, senza grande successo, di riappacificare i due nemici. Sarà un ulteriore motivo di interesse per un campionato che si annuncia molto combattuto, al di là del poco divertente Gp di Jerez. Dove Pedrosa ha fatto veramente una gran gara, quelle che piacciono a lui: Daniel non è fenomenale nella sfida carena contro carena, quando perde praticamente sempre il confronto con Rossi, Stoner e anche Lorenzo, ma è difficilmente battibile quando può impostare il ritmo.