«È il peggior ministro europeo» E Tps chiama Prodi: mi dimetto

Ultimo nella graduatoria del «Financial Times», Padoa-Schioppa telefona al premier che lo rassicura

Gian Battista Bozzo

da Roma

Financial Times delle mie brame, chi è il peggior ministro del Reame?
Il gioco delle pagelle è sempre rischioso, figuriamoci per un ex banchiere centrale che non ha mai nascosto una certa considerazione di sé. E che, proprio nel giorno in cui la bibbia della City londinese pubblica l’odiosa graduatoria, si trova a Washington per incontri ad altissimo livello al Tesoro e al Fondo monetario internazionale. Così per Tommaso Padoa-Schioppa - perché è proprio lui il ministro dell’Economia fanalino di coda della classifica europea stilata dal FT - la giornata d’Ognissanti si è trasformata in un Calvario, con tanto di dimissioni minacciate in telefonata intercontinentale col premier Romano Prodi.
Cominciamo dall’articolo del Financial Times che, come per gli alberghi, ha assegnato le stelle ai dodici ministri economici di Eurolandia. Tre stelle per l’austriaco Karl-Heinz Grasser, per il lussemburghese Jean-Claude Juncker, per il belga Didier Reynders, per l’olandese Gerrit Zalm. Due stelle per il greco George Alogoskouftis, per il francese Thierry Breton, per l’irlandese Brian Cowen, per il finlandese Eero Heinaluoma, per lo spagnolo Pedro Solbes, per il tedesco Peer Steinbruck, per il portoghese Fernando Teixeira Dos Santos.
Per il solo Tps una stella, come la pensione Terminus. Il motivo del basso rating è così sintetizzato nel quotidiano londinese: «Ha irritato le imprese ed ha fatto ricorso a trucchi di bilancio, ma probabilmente riuscirà a tagliare il deficit».
Eppure, spiega il FT, con molti premier europei che assomigliano ad «anatre zoppe», questo è in generale un buon momento per i ministri dell’Economia e delle Finanze. La crescita economica nell’area euro è positiva, diversi ministri finanziari ne traggono profitto. «Altri - aggiunge l’articolo - si trovano a dover affrontare tempi duri, ad esempio l’italiano Padoa-Schioppa, in difficoltà nel praticare le virtù della disciplina di bilancio che aveva predicato da componente del board della Bce». E comunque, secondo gli esperti intervistati dal FT, «il taglio del deficit in sé non rappresenta la ricetta per il successo economico, che dipende anche da se e come le tasse sono state aumentate e le spese tagliate». Spiega infatti Jeffrey Owens, capo della divisione politiche fiscali dell’Ocse, che «le tasse rappresentano una delle sfide chiave dell’Europa nei prossimi 10-15 anni, perché un sistema fiscale può aumentare o diminuire la competitività in molti modi». Considerando che le tasse, in Italia, hanno oggi un dominus che si chiama Vincenzo Visco, si può arguire che il superviceministro delle Finanze condivide con Tps la stella del Financial Times.
Se l’articolo fosse stato pubblicato da un altro giornale, forse sarebbe passato in cavalleria. Ma il FT è il quotidiano più letto dalla business community globale, è pane quotidiano di ministri finanziari e banchieri centrali, e la sfortuna ha voluto che il pezzo incriminato sia stato stampato mentre il ministro dell’Economia si trova nella capitale americana per incontrare il segretario al Tesoro Henry Paulson, il presidente della Federal Reserve Ben Bernanke, il direttore generale del Fmi Rodrigo de Rato. Oggi, tra l’altro, arrivano a Roma gli ispettori del Fondo monetario per la consueta missione di due settimane nel nostro Paese. L’incontro iniziale sarà quello con il governatore di Bankitalia Mario Draghi, primo di una lunga serie con istituzioni, autorità di controllo, imprese e sindacati.
Il nervosismo del ministro è dunque comprensibile. Padoa-Schioppa si sarebbe sfogato al telefono con Prodi, facendo balenare (è un eufemismo) le dimissioni a Finanziaria aperta. Il premier l’avrà certamente rassicurato, ma non è giunta ieri alcuna dichiarazione di solidarietà da parte di esponenti del centrosinistra. L’opposizione invece attacca il ministro dell’Economia: «Ha realizzato una manovra basata sulle tasse e recessiva - dice Maurizio Sacconi (Forza Italia) -: l’ultimo posto in classifica è ben meritato».